Cronaca 2006

novembre

- Cunicchio, gli uffici lasciano spazio agli appartamenti.

Più volte annunciato, venerdì approda in consiglio comunale la proposta di cambiamento di destinazione d’uso del palazzo costruito dietro la Camera di Commercio, la cui realizzazione, datata primi anni Novanta, è stata accompagnata da forti polemiche. Doveva ospitare uffici e negozi, poi si disse anche la biblioteca, infine, appartamenti di prestigio. Adesso il consiglio deve mettere la parola fine a questa vicenda ultra decennale.
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Corriere di Viterbo

Tofani apre ma i dubbi restano

L’assessore attiverà un tavolo di confronto con i privati

 
VITERBO – (mc) – Da una parte gli irriducibili di An. Dall’altra la sinistra coi fucili spianati. In mezzo, nel ruolo dei mediatori, quelli dell’Udc. Favorevoli, sul “pasticciaccio” di Porta Murata, ad aprire un confronto con i costruttori dei negozi sotterranei (2800 metri cubi, 400 di superficie, 150 di magazzini). E’ finita così, con l’impegno dell’assessore all’urbanistica scudocrociato Maurizio Tofani e con il placet del lider maximo Nando Gigli, a mettere in piedi un tavolo coi privati per trovare un accordo, la burrascosa riunione della terza commissione consiliare, ieri a Palazzo dei Priori. La minoranza, incassata l’apertura di Tofani, se n’è tornata però a casa con tutti i suoi dubbi. Per niente fugati dalla cronistoria dei fatti srotolata dallo stesso Tofani.

Dubbi sulla divisione tra suolo e sottosuolo, sulla concessione edilizia scaduta (visto che il permesso è dato 23 dicembre 2004 e i lavori per legge devono iniziare entro un anno), sull’assenza di cartelli nel cantiere, sul mancato coinvolgimento della Soprintendenza. Ma, soprattutto sull’opportunità di realizzare volumi commerciali e sotterranei a ridosso delle mura. Tutto legittimo, secondo la maggioranza e secondo l’assessore Tofani, che ha bollato come “stronzate” i rilievi del presidente dell’ordine degli architetti Daniele Cario. A dare voce alle perplessità dell’opposizione è stata il capogruppo dei Ds Giulia Arcangeli. Che ha poi rinnovato la sua proposta: spostare i negozi in un altro sito, ferma restando la verifica dei diritti acquisiti dalla Edilgem. Di fronte all’irrigidimento di An, che difende a spada tratta l’operazione, ola sinistra ventila anche il ricorso alle vie legali. “Dove non arriva la politica, arriveranno gli avvocati”, minaccia la Arcangeli.

A Gigli, dal canto suo, interessa non aprire contenzioso con i costruttori: “Attiviamo un confronto” ha detto. Tofani s’è impegnato.

Comunicato Stampa


Viterbo - Comune : Contardo e Federici ( An) : " Ecco le risposte alle dieci domande che ci vengono poste con più frequenza sul "mattone ecologico" 
Pubblicato il: 31\8\2006
http://www.viterbocitta.it/index.php?page=loadarticle&art=archivio/2006/8/20060831.htm

Sono passati ormai alcuni giorni da quando abbiamo inviato alla Regione Lazio e alla Provincia di Viterbo una lettera con allegato il progetto del “mattone ecologico e siamo tuttora in attesa di un qualsiasi cenno di riscontro, rimanendo per ora fiduciosi sulla possibilità di una sinergica collaborazione, intendiamo chiarire alcuni punti. Se questi Enti ancora non si muovono i cittadini di Viterbo e della sua provincia ci chiedono sempre più spesso dei chiarimenti sul funzionamento del progetto esternandoci la loro fiducia nello stesso. Al momento stiamo organizzando una conferenza stampa e un’incontro dibattito aperto ai cittadini, giornalisti e a quanti vogliono chiarimenti di vario genere, con l’ideatore di questa tecnologia Prof.Arch.Bernabei e con i responsabili della Ditta interessata a metterla in pratica; inoltre a breve su un sito web di informazione di Viterbo metteremo in funzione un video che chiarisce ogni fase del funzionamento del mattone ecologico.

Riportiamo pertanto le dieci domande che ci vengono rivolte con più frequenza e le relative risposte.

Chi ha inventato questo nuovo sistema per lo smaltimento dei rifiuti?

"Questo processo basato sul brevetto mondiale del Prof.Arch.Raffaello Bernabei, è stato messo a punto e verificato presso l’Istituto sperimentale per l’Edilizia di Guidonia e dal Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell’Università la Sapienza di Roma. La valutazione di congruità tecnico e scientifica è stata rilasciata dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e certificata dal Consorzio CREA(Costruzioni Ricerca Energia Ambiente), formato da : ANPA, CNR, IMI, ENEL, ENEA, C.R.E.A, Corp.Scrl, ministeri dell’Industria,del Lavoro e della Sanità, Università di Udine e Venezia".

Quali sono i vantaggi nell’usare questo sistema?

"Questo processo permette di trasformare volumi di RSU di qualsiasi dimensione, non si hanno impatti ambientali secondari; si eliminano gli svantaggi dei metodi tradizionali di smaltimento, conferimento in discarica e termodistruzione che provocano pesanti ed irreversibili danni ambientali. Inoltre i costi di esercizio sono minori rispetto ai trattamenti convenzionali ed in più c’è la possibilità di vendere il prodotto finale".

Come funziona la trasformazione dei rifiuti?

"Il processo di trasformazione si ottiene mescolando in un’apposita macchina, mescolatore a vite, l’RSU polverizzato, con un additivo polimerico più lo specifico catalizzatore, che interagendo con i componenti deperibili, in un tempo di 180/260 secondi distruggono la flora batterica, rendendo inerte il prodotto".

Come avviene questo processo?

"Il processo avviene sempre a freddo, si raggiunge la temperatura massima di 40° durante la polimerizzazione del prodotto, ad eccezione della fase di essiccamento della miscela di RSU( rifiuto solido urbano), viene quindi recuperato il vapore acqueo attraverso uno specifico sistema e depurato con l’ausilio di scrubber, in nessun caso viene liberato in aria. Non vengono prodotti rifiuti finali da depositare in discariche dato che tutti gli scarti del processo vengono riciclati nel processo stesso".

Quale è il prodotto finale?

Oltre ai granuli di varia dimensione, si possono ottenere manufatti di differente forma ed utilizzo, sia nel settore edilizio che in quello dell’arredo urbano generico come brecciolino, mattoni, piastrelle, materiali per impiantistica.impiantistica. Il materiale ottenuto è esente da flora batterica, esente da muffe, inodore, resistente al fuoco, di ottima resistenza allo schiacciamento.

Perché dite che con questo sistema si può fare a meno del riciclo dei materiali?

"E’ constatato che il riciclo e la separazione di molte componenti dei rifiuti non è economicamente conveniente a causa dei costi elevati di rigenerazione necessari al loro riutilizzo, pertanto questi prodotti “soggiornano” senza essere venduti nei piazzali di queste industrie, in attesa di essere riportati un discarica, comportando ulteriori costi al cittadino".

Quanto costa questo impianto?

"L’importo chiavi in mano completo di opere elettromeccaniche e opere civili, compresa l’industria per la realizzazione dei manufatti per l’edilizia costa circa 15milioni di euro a totale carico della Ditta realizzatrice, agli Enti territoriali ed ai cittadini non costa nulla. Sorgerà su un terreno di 3 ettari e tutto il lavoro verrà svolto al chiuso".

Quale è la potenzialità di questo impianto?

"L’impianto proposto è dimensionato per trasformare 250 tonnellate al giorno di RSU per 6 giorni la settimana, con ciclo continuo di 24 ore giornaliere, pari ai rifiuti prodotti dalla sola provincia di Viterbo".

"Perché siete contrari ai termocombustori o termovalorizzatori?

Questi producono squilibri all’ecosistema, sia per l’elevata quantità di anidride carbonica prodotta sia per l’elevato consumo di ossigeno sia per la produzione di diossina, causata da presenza di materie plastiche, oltre al problema delle emissioni in aria resta il problema delle ceneri che richiedono discariche adeguate essendo estremamente pericolose per la loro volatilità e tossicità. Inoltre questo tipo di processo è caratterizzato da costi enormi".

Perché siete contrari alle discariche?

"Queste producono enormi danni ambientali, generando degrado ambientale, inquinamento atmosferico e delle falde acquifere, miasmi, roditori etc., particolarmente sentiti dalla popolazioni che risiedono intorno a queste zone".

Ritenendo di essere stati chiari nelle nostre argomentazioni, fino all’incontro con la cittadinanza e l’ideatore della tecnologia del Recupero Ecologico Chimico Industriale, non intendiamo intervenire oltre sulla questione, invitiamo quanti chiedono ulteriori chiarimenti, a cominciare dal segretario dello SDI Scalzini, a partecipare e soprattutto di evitare allusioni, che anche se non siamo abituati a farlo e non ci piace farlo, ci porterebbero a passare alle vie legali.

Per il gruppo di A.N. i Consiglieri Comunali Maurizio Federici Enrico Maria Contardo
Viterbo - Porta Murata e i tigli di via Capocci - Intervista ad Antonello Ricci
Vogliono violentare le mura
29 agosto 2006
viterbo -
-A Viterbo si rischia il “mura contro mura”.
http://www.tusciaweb.it/notizie/2006/agosto/29_12mura.htm

La cinta muraria è il maggior monumento di Viterbo, Gabbianelli dichiara di volerla valorizzare, poi però autorizza la costruzione di un centro commerciale proprio a ridosso di Porta Murata, fa abbattere tigli lungo viale Capocci e si prepara ad altri interventi. Che valorizzazione è?

Antonello Ricci del coordinamento Salviamo l'Arcionello, una risposta ce l'ha.

“E' la solita urbanistica del somaro - dice - senza programmazione, dove l'idea più evoluta di valorizzazione è il pratino all'inglese. Si ragiona soltanto per centri commerciali. Che portano auto, quindi servono nuovi parcheggi e siamo punto e a capo. Invece di liberare la cerchia delle mura, la si imprigiona”.

E quel che è peggio, senza uno straccio di programmazione. “Non dobbiamo dimenticare - ricorda - cosa successe nel 1997. Il crollo a Porta Fiorita. Le cause furono diverse, ma si parlò anche di lavori che erano in corso nella zona. Oggi si sta realizzando questa struttura che sarà interrata. Tutti i rischi sono stati calcolati?”.

Ce n'è abbastanza per allargare l'orizzonte dall'Arcionello alle mura. “Raccogliamo l'appello - anticipa Ricci - di Parroncini, rilanciando quello di Cortonesi, anche attraverso un forum. Insieme al coordinamento, Occhini ed allo stesso Cortonesi, organizzeremo un convegno per sensibilizzare la cittadinanza a fine settembre, preceduto da una passeggiata del tempo lungo tutto il circuito murario, forse il 17.

Con un invito a chi amministra. Prima di costruire, progettare. “Mi risulta che a Porta Murata il direttore dei lavori fosse Antonio Mercanti - precisa - a monte Pizzo, dove è stato bloccato il cantiere per un fabbricato rurale, invece era un membro della commissione edilizia. Questo non ci sgomenta. Anzi. I professionisti possono essere una risorsa in più. Ma se ognuno pensa solo al suo orticello, la questione cambia. Ricordo Mercanti che in un dibattito sostenne come l'edilizia essendo il settore dominante in città, non si poteva fermare. Ricoprendo anche il ruolo di politico, da consigliere comunale, è una percezione drammatica”.

Si ritorna sempre alla mancanza di progettazione. “Sono stati tagliati i tigli, ad esempio - sostiene - ma qualcuno ha messo sulla bilancia benefici e danni? Sono state abbattute piante secolari, perché saranno piantante altre dall'altra parte della strada. Chi ci guadagna? Con tutto il rispetto, soltanto la Daniel Plants, tra tagliare e rimettere. Di certo non serve a valorizzare le mura, che in quel tratto tagliano verso l'interno. Solo la mente di persone che non girano per la città, può partorire certe cose”.

Da viale Capocci alle Fortezze. “Lodevole il recupero della chiesa - dice Ricci - ma a che serve l'anfiteatro, così a ridosso della Cassia? A Porta Romana, so che il sindaco vorrebbe abbattere il “grattacielo” per liberare la visione delle mura. Peccato che una volta venuto giù l'edificio, si metterebbe in luce il centro commerciale che sta costruendo alle ceramiche Tedeschi. Manca, come sempre, un segno organico”.

Se da una parte (politica) non si programma, dall'altra a Viterbo l'opposizione che fa?

“E' tempo - sostiene Ricci - che il centrosinistra provi a vincere. Se va avanti così, in assenza di compattezza e di una progettualità alternativa alla destra, perde. Le prossime elezioni a Viterbo le vince un uomo dell'Udc, come Santucci o un delfino di Gabbianelli, come l'assessore Rotelli. Serve una candidatura ed un progetto, forti, condivisi da tutti i partiti. Sennò, si può anche decidere di non andare a votare. O dare la preferenza per una persona come Santucci, anche se presentato dal centrodestra”.

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Viterbo - Lo chiede Michele Bonatesta
Porta Murata, intervenga il ministro Rutelli
23 agosto 2006 

http://www.tusciaweb.it/notizie/2006/agosto/23_15murata.htm

- “E’ solo arroganza da parte di chi, anziché amministrare una città, pensa di gestire il potere come ritiene più opportuno o è solo la difficoltà di ammettere l’errore (e quindi fare marcia indietro) a fronte degli interessi economici ormai entrati in ballo e difficilmente transabili senza dolore per nessuno?”.
A chiederlo è Michele Bonatesta, il presidente del movimento “Insieme per il territorio”, sconcertato per l’ostinato silenzio da parte del Comune di Viterbo che non fornisce spiegazioni a nessuno nonostante il crescere delle proteste e delle prese di posizione da parte di associazioni, privati, rappresentanti politici e del mondo della cultura, amministratori, a difesa delle mura cittadine a ridosso delle quali si vorrebbe realizzare un centro commerciale “sotterraneo”.

“Se il sindaco non intende intervenire assumendosi pubblicamente le sue responsabilità – scrive Bonatesta – allora intervenga il ministro per il beni culturali, Francesco Rutelli, o personalmente o inviando qualificati tecnici del suo ministero che, comunque, siano in grado di bloccare il progetto di Porta Murata.

Il nostro appello – prosegue l’ex parlamentare – passa attraverso analogo invito al ministro Fioroni: così come ieri ha portato a Viterbo il suo collega di Governo Di Pietro per farci sapere che il Viterbese non risulta essere nell’agenda degli interventi del Governo stesso, oggi porti il vice presidente del Consiglio a controllare se le mura di Viterbo sono tutelate come dovrebbero.

Senza, ovviamente, entrare nel merito della legittimità o meno della licenza edilizia rilasciata in quella zona, senza giudizi sulla opportunità politica di questo intervento dato che questi aspetti dovranno essere valutati dalla Corte dei conti e da quanti altri sono, eventualmente, deputati a farlo.

Quello che chiediamo – sottolinea Bonatesta – è solo un intervento “tecnico” da parte del ministero dei Beni culturali, propedeutico a quello del consiglio comunale che non potrà essere evitato. In attesa di sapere se il ministro Rutelli accoglierà o meno il nostro invito non possiamo non sottolineare con piacere la dimostrazione di etica professionale e di opportunità politica data dall’ingegner Mercanti che, si dice, avrebbe rinunciato all’incarico di direttore dei lavori. Decisione, questa, che dovrebbe fare riflettere anche qualche altro amministratore di Palazzo dei Priori che problemi di etica e di opportunità politica, al contrario, non si sta ponendo pur avendone qualche motivo”.

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ALL’ENERGIA ADESSO PENSANO LE PROVINCE - 
giovedì 10 agosto 2006 - http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1012796&Sectionid=8&EditionId=9
LA Giunta regionale del Lazio, durante la sua ultima riunione, ha approvato una proposta di Legge regionale che delega alle Province funzioni e compiti amministrativi in materia di energia. La proposta di Legge va a modificare la Legge Regionale n° 14 dell'agosto del 1999 (relativa all'«Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo»). La proposta di Legge, che verrà portata in Consiglio alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, prevede che vengano delegate alle cinque Province del Lazio, Roma, Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone, le competenze in materia di concessione dei contributi per il sostegno dell'utilizzo delle fonti rinnovabili di energia nell'edilizia, per il contenimento dei consumi energetici nei settori industriale, artigianale e terziario e per la produzione di fonti rinnovabili di energia nel settore agricolo. Inoltre, con l'approvazione del progetto di Legge regionale toccherà alle Province rilasciare l'autorizzazione unica prevista per la realizzazione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili e per la costruzione delle infrastrutture connesse. «Si tratta di un importante provvedimento di semplificazione amministrativa - ha spiegato il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo - in una materia di capitale importanza come quella della promozione delle energie rinnovabili. Infatti, se fino a oggi le Province erano competenti in materia di autorizzazione all'installazione di impianti di produzione di energia (in virtù di un Decreto Legislativo del 1998 e di una Legge Regionale del 1999), ad avere il compito di concedere la specifica autorizzazione amministrativa per la realizzazione e il funzionamento degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili era ancora la Regione (o altro soggetto istituzionale da essa delegato)». «Con questa proposta di legge avviciniamo le energie rinnovabili ai cittadini - ha concluso il presidente Marrazzo - che d'ora in avanti come interlocutore in materia avranno solo l'autorità provinciale».


giovedì 27 luglio 2006 - Edile, controlli a tappeto dell’Asl
Verificati a giugno dall’azienda 84 siti. Sale nel primo semestre il numero di cantieri irregolari
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1003364&Sectionid=8&Editionid=9

«SONO stati 84 i cantieri ispezionati dal Servizio prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della Asl di Viterbo dal 5 al 16 giugno nell'ambito della campagna, coordinata dalla Regione Lazio, di controllo delle condizioni di sicurezza sul lavoro nei cantieri edili nelle Province di Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone. Nei cantieri in questione operavano 303 addetti. Gli interventi effettuati dal Servizio Pisll hanno rappresentato oltre il 30% del totale regionale con un numero di prescrizioni pari al 42% del totale». A quanto recita un comunicato della Asl di Viterbo. «Per la Asl viterbese - si legge - la campagna di intervento straordinario si inserisce in un piano pluriennale di potenziamento della attività di vigilanza e controllo con il quale negli ultimi anni è stata raggiunta una notevole copertura dei cantieri operanti nella provincia. Dal gennaio di quest'anno viene applicata per ogni cantiere la scheda regionale di intervento, una linea guida per la vigilanza che analizza 16 aspetti rilevanti della sicurezza. I dati relativi ai siti controllati negli anni dal 2002 al 2006 mostrano un incremento costante dei controlli in edilizia. Per l'anno corrente l'obiettivo è di controllare almeno 280 cantieri; nel primo semestre ne sono stati controllati 163 con una copertura del 63% rispetto alle 259 notifiche di nuovi cantieri pervenute. Nel primo semestre dell'anno la percentuale di cantieri irregolari (oltre il 70%) è molto più alta degli anni precedenti. Tale dato è spiegabile in parte con una diversa individuazione dei luoghi di lavoro controllati e in parte con l'applicazione della scheda regionale di intervento che può aver migliorato l'efficacia degli interventi. Rispetto agli infortuni denunciati all'Inail, nel 2005 si registra una lieve diminuzione degli infortuni totali rispetto al 2004 (3.094 contro 3.118 pari a -0.8%) con una forte flessione nel settore agricoltura (-12.8%) e un leggero incremento nel settore industria commercio e servizi (+ 1.7%)». «All'interno di quest'ultimo settore - conclude la nota - l'analisi di dettaglio evidenzia incrementi nei comparti trasporti, pubblica amministrazione e altri servizi pubblici, attività immobiliari, alberghi e ristoranti. Per contro, nel comparto delle costruzioni risultano denunciati 356 infortuni nel 2005 contro 393 del 2004 con una diminuzione del - 9.4%. Il Servizio di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro della Asl di Viterbo proseguirà l'intensivo controllo delle condizioni di sicurezza nei cantieri edili ripetendo periodicamente analoghe campagne straordinarie di vigilanza. Contestualmente verranno potenziate le attività di assistenza e informazione alle imprese e ai lavoratori volte a promuovere la cultura della prevenzione nei cantieri».


Il consiglio decide il futuro del palazzo del Cunicchio - 13.07.2006
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=994609&Sectionid=8&Editionid=9
COMUNE
di GIUSEPPE FERLICCA CHE fine faranno i locali della ex biblioteca? Il palazzo dietro la Camera di Commercio, al Cunicchio, era stato costruito da privati perché Provincia e Comune volevano trasferirci la biblioteca, poi il progetto è saltato. Ma nel frattempo la struttura è stata completata e adesso attende d’essere riempita. Non si sa con cosa. Anche perché, prima va cambiata la destinazione d’uso, rispetto al progetto originario. Sul futuro del palazzo, se ne discuterà domani in consiglio comunale, chiamato ad una scelta che probabilmente sarà quella di destinare una parte della struttura ad uso abitativo ed una parte ad uso commerciale. Quello del palazzo al Cunicchio, sarà uno dei pochi argomenti che saranno trattati, in una seduta che si annuncia come un incontro per darsi l’arrivederci a settembre. E’ l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva, che si preannuncia all’insegna del tradizionale «Se ne riparla dopo Santa Rosa». Quindi, argomenti di un certo spessore, che sono comunque all’ordine del giorno, quali il programma integrato che interessa la zona dell’Arcionello o il progetto presentato per Villa Buon Respiro, con tutta probabilità non saranno discussi. Domani, oltre alle interrogazioni, ci sarà poco altro. Forse la discussione sul progetto di trasformazione dei mercati generali, da commerciale ad abitativo, secondo il ben noto progetto. Si dovrebbe affrontare anche la questione delle nomine per il collegio revisori dei conti, la commissione edilizia e per la commissione urbanistica, ma mancano ancora i nominativi da parte degli ordini degli architetti e degli ingegneri. Quindi, anche questo punto potrebbe essere rimandato. Seduta in odor di vacanza, quindi. Non va in ferie, invece, la discussione politica all’interno della maggioranza. La richiesta di un maggiore coinvolgimento nell’attività amministrativa, da parte dei consiglieri di Forza Italia e del gruppo misto, pare avere avuto una prima risposta positiva da parte di An ed Udc. «Il clima mi sembra positivo — dice Giovanni Arena — c’è stato un incontro e le esigenze di Forza Italia sono state accolte. Non sono in discussione problemi politici, ma amministrativi. I consiglieri chiedono più collegialità nelle scelte dell’amministrazione. Un’esigenza legittima, quindi un problema da risolvere, per dare la giusta soddisfazione ai consiglieri».


Pubblicato il: 6\7\2006   Alle: 13:5:26 su  www.viterbocitta.it


Viterbo - Cronaca : Nuovo Palazzo di Giustizia, l'inaugurazione sabato prossimo
Quindicimila metri quadri distribuiti su quattro piani, con sei aule per udienze penali, due per quelle civili, un’aula per corte d’Assise, serviti da dodici ascensori, uno sportello bancario, seicento punti telefonici, tre biblioteche, un bar e un grande parcheggio a disposizione di addetti ai lavori e utenti. E’ il nuovo Palazzo di Giustizia di Viterbo che sarà inaugurato sabato 8 luglio, alla presenza del sindaco Giancarlo Gabbianelli e delle massime autorità cittadine.

La realizzazione dei Nuovi Uffici Giudiziari costituisce per Viterbo un fiore all’occhiello – afferma il sindaco – la prova evidente della volontà di questa amministrazione nel lavorare con serietà ed impegno, con particolare attenzione alle strutture più utili ed importanti per la cittadinanza e per l’intero territorio provinciale”. I lavori di questa struttura, iniziati nel lontano 1982, furono interrotti due anni dopo, lasciando al degrado del tempo uno scheletro di cemento circondato da erbacce. L’amministrazione comunale, nel 2001, decise di riprendere in mano la situazione, aggiornando il vecchio progetto, ormai obsoleto e prevedendo una spesa di circa trenta miliardi delle vecchie lire per una cubatura realizzata, cha ha portato il costo complessivo ad essere di 2/3 inferiore rispetto al prezzo dell’attuale edilizia giudiziaria. In tempi brevissimi, con addirittura sette mesi di anticipo rispetto alla data prevista, nonostante l’imponente mole di interventi, il 31 luglio del 2004 i lavori del nuovo Tribunale furono regolarmente ultimati.

“Questa è la dimostrazione – sottolinea Gabbianelli – di come si possano fare ottime cose, in tempi brevi, spendendo poco. Questo brillante risultato lo si deve alla professionalità dell’architetto Balducci, il cui intervento è stato decisivo, poiché ha dimostrato di saper utilizzare al meglio risorse umane ed economiche. Il nuovo Palazzo di Giustizia di Viterbo - conclude il sindaco - è una struttura all’avanguardia sul territorio nazionale per la corrispondenza e la funzionalità degli spazi rispetto alle norme giuridiche che li dentro vengono esercitate. In un’unica struttura, infatti, sono riuniti uffici che finora sono stati frammentati in quattro differenti punti di Viterbo. Sono evidenti i benefici che ne derivano, non solo per la viabilità cittadina, la ricerca di un parcheggio, ma anche per la notevole facilitazione dell’operato di coloro che vi lavorano e per lo snellimento burocratico che va a vantaggio dei cittadini”. 


in rete 28/04/2006 ViterboOggi

Gabbianelli a Bruxelles:aree rurali, patrimonio da tutelare

Si è svolta a Bruxelles la 64^ sessione plenaria del Comitato delle Regioni, il parlamento europeo delle autonomie locali. Il momento più importante di questa sessione riguardava il Forum sulle politiche urbane dell’Unione Europea, intitolato" Politiche Urbane dell’UE per città dinamiche". Il Forum è stato introdotto dagli interventi di Jacques Barrot, Vice presidente della Commissione Europea e di Danuta Hubner, commissario europeo responsabile per la politica regionale , che si è occupata di sviluppo urbano sostenibile. In questo settore è intervenuto, a nome del gruppo UEN-EA (Unione Europea delle Nazioni- Alleanza Europea) il Sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli il quale ha sottolineato il ruolo decisivo che i Comuni e le altre autonomie locali hanno per lo sviluppo : "Uno sviluppo- ha detto – che si occupi del potenziamento degli aspetti urbanistici e infrastrutturali, degli aspetti sociali di welfare, sicurezza e integrazione sociale, di promozione economica del territorio, di crescita delle opportunità occupazionali e della riduzione della pressione ambientale in ambito urbanistico, del potenziamento dei servizi pubblici locali e con un particolare riguardo alla qualificazione e differenziazione dei servizi di prossimità necessari a garantire il miglior accesso al mondo del lavoro e, soprattutto, una migliore qualità della vita alle famiglie ed agli anziani" " Una città sostenibile", ha detto Gabbianelli, " ha sì bisogno di un approccio a geometria variabile, ma perchè non si tratti solo di discussioni accademiche e al fine di concretizzare quanto affermato, occorre procedere all’individuazione di programmi integrati urbani che stabiliscano le priorità e gli investimenti nazionali, le scelte e gli investimenti regionali e gli interventi di sviluppo e riqualificazione del tessuto e delle funzioni urbane e rurali, da attivare anche grazie al concorso di capitali privati" . Il Sindaco Gabbianelli si è poi soffermato sulla necessità che si ponga particolare attenzione sulle città e sulle zone rurali: "la continuità di un territorio riguarda la sua unicità e la necessità che la programmazione avvenga per aree omogenee in grado di promuovere il partenariato con le categorie economiche interessate, ma anche con gli amministratori locali delle aree coinvolte. Occorre sostenere lo sforzo dei Comuni rurali per la tutela e la salvaguardia del territorio dal rischio idrogeologico, nonché sostenere la tipicità dei prodotti di qualità del territorio stesso, siano essi prodotti agroalimentari che di artigianato e di manufatti collegati a vecchi mestieri che rischiano di scomparire." Grande ruolo hanno le aree rurali anche per la valorizzazione tramite programmi sperimentali del patrimonio storico , culturale e della tipicità: " E’ proprio nelle zone rurali", ha concluso Gabbianelli, " che l’uomo ha ancora la possibilità di avere, per i grandi spazi che percorre, la più grande delle libertà, quella di poter soffermarsi con lo sguardo e con l’animo a riflettere e avere il tempo di confrontarsi, oltre che con gli altri, prima di tutto con sé stesso".


Martedì 18 Aprile 2006 Il Messaggero
Indagine della Confedilizia svela che un appartamento tra le mura costa 1.640 euro al metro quadro contro i 1.780 dei quartieri più recenti

Case, in periferia più care che nel centro storico
Viterbo, unico capoluogo dove il boom immobiliare premia le nuove costruzioni

di SILVANA CORTIGNANI

Casa in centro? No, grazie. Viterbo è l’unica città al mondo dove le case in centro costano meno che in periferia. Non se la prenda il maresciallo Rocca. Essere città d’arte e di cultura a Viterbo evidentemente non basta. Vanno bene il fascino di torri e profferli, ma i residenti non fanno la fila per conquistarsi una finestra nei pressi del palazzo papale o nel cuore di San Pellegrino. Carta canta. Nella fattispecie un’indagine della Confedilizia, relativa al 2005, in base alla quale, cifre alla mano, comprare un appartamento dentro le mura, nella città dei papi, costa 1.640 euro al metro quadro contro i 1.780 della periferia. Sicuramente un primato a livello nazionale. Non esiste altro capoluogo in Italia oltre Viterbo, infatti, dove comprare in centro sia più conveniente che acquistare fuori. Perfino Terni fa meglio: 2.000 euro in centro, 1140 in periferia. Lo stesso avviene a Grosseto: 3.180 euro nella city, 2.500 fuori. Idem il resto del Lazio, da Rieti (2.300 euro contro 1350) a Frosinone (1.550 contro 850) a Latina (3.450 contro 1990 euro). Per non dire di Roma e Siena, dove un metro quadro centrale viene a costare rispettivamente 6.000 e 5.300 euro. A Viterbo no. I prezzi, dicono le agenzie immobiliari, lievitano a 3.000 euro al metro quadro solo di fronte a ristrutturazioni-gioiello di mansarde con vista sui tetti, appartamenti in antichi palazzi nobiliari, abitazioni con giardino, che rappresentano però solo il 3% del mercato.
Quanto basta per gridare al flop del centro storico. Che nel frattempo rischia di andare in malora, mentre si moltiplicano i cantieri in periferia. E non consolano i dati dell’osservatorio della Camera di commercio relativi al primo semestre del 2005. Se è vero, infatti, che poco meno di un anno fa valeva più un ristrutturato in centro che in periferia, rispettivamente 1.400-2.200 euro al metro quadro contro 1.200-1.700, è anche vero che la
 semiperiferia faceva pur sempre meglio con un valore dell’immobile compreso tra i 1.400 e i 2.250 euro al metro quadro.
Il centro storico non decolla. Il problema, secondo il direttore provinciale dell’Associazione degli industriali, Antonio Delli Iaconi, è che i viterbesi non sono incoraggiati a mettere mano al portafoglio: «Negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo, ma si tratta soprattutto di interventi di pregio, che non sono alla portata di tutti». Vanno favoriti i privati: «Parliamo di un patrimonio immobiliare immenso, recuperato solo in minima parte – commenta – che può rappresentare un volano per l’economia, ma che finora è stato penalizzato dalla scarsa attenzione della pubblica amministrazione nei confronti dei residenti». Col risultato che i viterbesi vanno a vivere fuori o aspirano a cementificare le ultime aree verdi vicine alla città: «Il settore edilizio avrebbe tutto da guadagnare operando nel 
centro storico, basti pensare alle imprese specializzate in ristrutturazioni e restauro, senza contare le nuove professionalità formate presso l’ateneo, a partire dai laureati in beni culturali».
Tre i principali punti di criticità: l’elevato costo delle ristrutturazioni, il lungo iter burocratico per ottenere i permessi, l’invivibilità del centro storico. «Serve uno strumento urbanistico specifico, ma anche una gestione del traffico che non penalizzi i residenti, una politica commerciale che rimetta i negozi al posto delle pizzerie, che fanno il 
tutto esaurito la sera, trasformando il centro in una catasta informe di auto, con i relativi disagi per chi ci vive».


in rete dal 31/03/2006 viterbooggi.org

Strumenti urbanistici presto delega alla Provincia

Snellimento delle procedure, velocizzazione dell’approvazione del Piano territoriale provinciale e dei Piani regolatori generali dei Comuni, decentramento dei poteri. Tutto in un’ottica di copianificazione. Sono le linee guida che hanno portato alle modifiche della legge regionale 38/99, quella relativa alle norme sul governo del territorio, illustrata stamattina a Palazzo Gentili nel corso dell’incontro sul tema de "La nuova normativa urbanistica" dal vice presidente della giunta regionale del Lazio e assessore all’Urbanistica Massimo Pompili, il presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli, l’assessore alla Pianificazione territoriale Angelo Cappelli, alla presenza del capogruppo dei Ds in consiglio regionale, Giuseppe Parroncini. Che – come sottolineato dagli stessi Pompili e Mazzoli – ha fornito un notevole contributo alla stesura delle modifiche. Piani regolatori generali, varianti e strumenti urbanistici: cosa cambia nell’immediato futuro per Palazzo Gentili e i Comuni. "La nuova normativa – ha detto il presidente della Provincia – muta alcuni aspetti sostanziali, di grande rilevanza per il territorio. Si chiamano infatti direttamente in causa le Province, che dovranno attrezzarsi a diventare punto di riferimento per la pianificazione territoriale, mettendo in campo una struttura in grado di allacciare rapporti in vista del passaggio della delega sull’urbanistica nei prossimi mesi". Per l’ente si tratta dunque di "cambiare profondamente i propri connotati e compiere un salto di qualità". Non prima di aver percorso di nuovo la strada della partecipazione e della concertazione, discorso su cui Mazzoli punta molto anche in questo caso. "Alla luce delle novità serve un confronto di merito per lo sviluppo del territorio". Una fase di svolta anche per l’assessore Cappelli. "Arriveranno deleghe piene insieme a risorse umane ed economiche, quindi vogliamo farci trovare pronti e dotarci di un nuovo ufficio di pianificazione. Entro luglio porteremo in consiglio il Piano territoriale provinciale di coordinamento, da inviare quindi alla Regione Lazio, in modo che la stessa riesca ad approvarlo entro l’anno e trovarci così preparati all’inizio del 2007 a ricevere la delega". Nel frattempo, "tutte le varianti e i piani adottati dai Comuni seguiranno l’iter alla Regione Lazio, ma dopo il passaggio di competenze l’interfaccia sarà la Provincia". Questo l’iter per il Piano territoriale provinciale: Palazzo Gentili lo trasmette alla Regione, dopo 90 giorni il presidente della Provincia convoca la conferenza di pianificazione, che chiude i lavori entro 60 giorni; nei successivi 30, i presidenti di Regione e Provincia sottoscrivono l’accordo di pianificazione, ratificato nell’arco di altri 30 dal competente organo provinciale, che contestualmente approva il Piano. Questo invece l’iter dei Piani regolatori generali dei Comuni dopo l’approvazione del Piano territoriale provinciale: il Comune trasmette alla Provincia il Prg; dopo 90 giorni il sindaco convoca la conferenza di pianificazione, che chiuderà i lavori in 60 giorni; dopodiché, presidente della Provincia e sindaco sottoscrivono l’accordo di pianificazione, ratificato nei successivi 30 giorni dall’organo provinciale competente e dal consiglio comunale, che contestualmente approva il piano. Perché cambiare? "In soli 10 mesi – ha spiegato Pompili – abbiamo approvato 150 strumenti urbanistici, 18 dei quali nella Tuscia. Ma da quanto entra in Regione, un piano urbanistico ne esce in media dopo 7 anni. In un caso ce ne sono voluti addirittura 31. E’ però uno strumento che porta grandi ricadute sulla comunità locale, le cui esigenze dopo tempi così elevati risultano enormemente mutate". Da qui il ragionamento che ha portato ai tre punti cardine di partenza. "Abbiamo voluto snellire la dialettica tra Regione e Province, riducendo a 210 giorni i tempi per l’approvazione dei Piano territoriale provinciale. Poi seguiranno le deleghe e i fondi per irrobustire gli uffici tecnici. La dialettica sarà dunque tra Comuni e Province. Questo perché crediamo che la Regione oggi si occupi troppo di gestione, mentre i compiti principali sono legiferare, dare indirizzi, controllare, passare deleghe agli enti più prossimi".