Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di VITERBO e PROVINCIA

Cronaca locale



2003


Da il Messaggero del  6 Agosto 2003

Definite «generiche e demacogiche» le risposte sui piani integrati.
Un insediamento per 10 mila abitanti.
Urbanistica, l’Ordine degli architetti ha bocciato l’assessore Fracassini
di CARLO MARIA PONZI

Urbanistica e dintorni: siamo alle torte in faccia. Tra l'assessore Antonio Fracassini, che in una intervista aveva giudicato le aspre       osservazioni dell'Ordine degli architetti sui piani integrati frutto di «un abbaglio provocato dal caldo di questi giorni» e lo stesso Ordine che, con la replica del presidente Daniele Cario, rileva che «l'afa induce allo sproloquio e i colpi di sole non risparmiamo nessuno» (sottinteso: nemmeno l’assessore).
«Con affermazioni generiche e demagogiche - dice Cario - Fracassini vuol  far passare sotto tono le portata delle delibere del 17 luglio scorso (piani integrati di San Lazzaro e dell'Arcionello, e quattro nuove zone di edilizia economica, ndr ) con le quali è stato dato il via a insediamenti  per un milione di metri cubi su sessanta ettari del territorio. Si tratta di una espansione pari al fabbisogno di 10.000 abitanti in una città in netto decremento demografico».
All'Ordine non è piaciuta in particolare modo l'«acuta definizione» con la  quale Fracassini ha giustificato l'intervento dell'Arcionello («Lì c'è un fosso da risanare»). «Quel fosso - ribatte Cario - è l'unico tratto dell'Urcionio rimasto incontaminato. Fracassini forse ignora che
quell'area è vincolata (leggi 1437/39 e 431(85, ndr ) come bene di notevole interesse naturalistico: la sola, reale necessità della zona, ancora di fatto inedificata, è costituita dalla riqualificazione in funzione della sua rilevanza paesaggistica e ambientale.
La cementificazione - ovvero il risanamento auspicato da Fraccasini grazie a oltre 150 mila metri cubi di costruzioni - costituisce un'operazione assolutamente insensata con la quale l'Arcionello perderebbe la sua       connotazione di area uscita quasi indenne da quarant'anni di edificazione».
Dopo aver ribadito che altri dovrebbero essere gli interventi di risanamento (patrimonio edilizio esistente, centro storico etc.), Cario      conclude rivendicando orgoglio e competenze professionali degli iscritti all'Ordine. «Rammenti Fracassini che gli architetti sono stanchi di       condizionamenti e compromessi e sono pronti a riappropriarsi del ruolo sociale che hanno sempre esercitato».


Da il Messaggero del 30/07/2003

Una cubatura di 154 mila metri sull'ultimo polmone verde della città. Neppure i vincoli paesistici fermano l'assalto

Addio alla Valle dell'Arcionello
In arrivo una colata di cemento. Legambiente:”Ricorreremo alla Regione”

di CARLO MARIA PONZI

"Ho letto la presa di posizione dell'Ordine degli architetti. La condivido e aggiungo: era ora. L'Ordine e i suoi associati, infatti, dovrebbero essere gli attori  principali delle scelte urbanistiche della città e ci aspettiamo altri  interventi che evitino l'ennesimo assalto a quel poco di patrimonio ambientale che è rimasto". Pieranna Falasca, coordinatrice di Legambiente, aveva promesso - all'indomani del voto del 17 luglio col quale il consiglio comunale ha approvato, tra gli altri, il piano  integrato dell'Arcionello - battaglia e ora è fermamente intenzionata, "con tutti gli strumenti che abbiamo a dispoizione", ad andare avanti.
Obiettivo? Bloccare "lo scempio annunciato in una zona di alto valore naturalistico e per di più gravata da vincoli paesistici". Come? "Stiamo valutando proprio in queste ore di proporre ricorso alla Regione, cui spetta la parola finale circa l'approvazione o meno di un programma che di fatto si configura come variante al piano regolatore generale". Clima  caldo, anzi infuocato, sulla (ex?) Valle dell'Arcionello, "l'ultimo polmone verde che si spinge a ridosso dell'edificato urbano", secondo la definizione di Daniele Cario, presidente dell'ordine degli architetti. Le  previsioni di questo piano integrato sono presto riassunte: su una superficie di circa 24 ettari - da via Genova fino al Fosso Luparo, prime pendici della Palanzana, zona del poligono di tiro - le società ”Ve.Co” e
”Immobilcentro” hanno proposto una cubatura di circa 154 mila metri cubi,  con destinazione residenziale e commerciale, che graverà sulla dorsale  incompiuta di via Belluno (le costruzioni saranno a carattere intensivo),  sul sovrastante piano di Cecciole (costruzioni a carattere semintensivo), nell'area dell'ex cava di peperino Anselmi (vi è previsto un cambio di destinazione d'uso con immobili residenzial-commerciali). In cambio, per  così dire, il Comune otterrà - nel cuore della Valle, a ridosso del braccio del semianello che scende da via De Gasperi in corso di realizzazione in queste settimane - un parcheggio di circa 650 posti auto  (inizialmente coperto, ora a raso), una piazza arredata di circa 8.000 mq, la sistemazione del fosso Urcionio e quindi del parco naturale di Fosso  Luparo. I numeri dell'investimento - in termini di risorse finanziarie  - sono anch'essi di tutto rispetto: ai valori del 1996 (quando fu approvato un piano di riqualificazione urbana poi non andato a buon fine) si parlava di circa 17 miliardi di vecchie lire, sulla carta si presume  rimasti invariati, anche perché la deliberazione approvata il 17 luglio  rimanda per questi aspetti proprio all'atto del 1996. Addio Valle dell'Arcionello, benvenuti nuovi palazzi, nuova viabilità, nuove rotatorie, nuovi parcheggi? Pieranna Falasca scuote la testa: "Ci  batteremo con tutti i nostri mezzi per evitare lo scempio. E invitiano le altre associazioni e i cittadini a unirsi alla nostra battaglia. Bisogna risanare il centro storico, no l'Arcionello. E' nell'interesse di tutti,  meno di chi ci governa".


Da il Messaggero del 29/07/2003
Pesanti critiche e giudizi negativi sui recenti interventi approvati dal consiglio comunale.
Dimenticato il centro storico.
L'Ordine degli architetti boccia le scelte dell'amministrazione viterbese.
di CARLO MARIA PONZI

Operazioni che "snaturano il tessuto urbano", aggravano "situazioni già fortemente compromesse", soprattutto "paleseranno a lungo termine danni gravissimi per il territorio". Giudizi negativi, anzi pessimi, quelli dettati dal consiglio dell'Ordine degli architetti del capoluogo sulle ultime decisioni di Palazzo dei Priori in materia di lavori pubblici. Al centro delle aspre contestazioni il pacchetto di interventi varato in consiglio il 17 luglio: i due piani integrati di San Lazzaro e dell'Arcionello nonché le quattro nuove zone di edilizia economica e popolare che insisteranno a Santa Barbara, al Ponte dell'Elce e tra La Quercia e Vitorchiano. Il documento dell'Ordine, a firma del presidente Daniele Cario, fotografa sinteticamente la sostanza delle singole intraprese e non evita di
utilizzare la parola "scempio".
Le zone Peep. "Si tratta di aree agricole - si sottolinea - che, a accezione di Santa Barbara, sono caratterizzate da un tessuto edilizio molto rado e assolutamente privo di opere di urbanizzazione: la loro ”colonizzazione” comporterà oneri notevoli per il Comune, considerando che il completamento del 40 per cento delle aree è lasciato all'iniziativa dei proprietari. Tra la Quercia e Vitorchiano, ad esempio, si costruisce un insediamento che va a frapporsi tra Viterbo e Paparano: una operazione che snatura il tessuto urbano dei due centri, creando ennesimi quartieri dormitorio privi di servizi e infrastrutture e aggiungendo periferia a periferia".
Il piano di San Lazzaro. "La nuova zona a servizi verrà a costituire un polo attrezzato potentissimo che, insieme alle vicine strutture della grande distribuzione, conferirà il colpo di grazia
agli esercizi commerciali del centro storico, andando a devitalizzare ulteriormente la città antica, di per sè già spopolata, ridotta in serie  condizioni di degrado".
Il piano dell'Arcionello.
"L'area, già oggetto di pesanti interventi a seguito della costruzione del  semianello, è vincolata ai sensi della legge 1437/39 per la sua rilevante importanza paesistica e ambientale. Si tratta dell'unico polmone verde che si spinge a ridosso dell'edificato urbano e vi è stata prevista una nuova zona ”H” che non è presente nell'attuale piano regolatore generale e quindi costituisce una variante".
Avanti cemento. Anche l'Ordine degli architetti non tace la contraddizione tra gli interventi approvati e il percorso che si sta compiendo per la redazione della grande variante al Prg. Da un lato "la commissione dei saggi che studia gli indirizzi da impartire al nuovo strumento urbanistico"; dall'altro, "vengono approvati due programmi integrati e quattro zone Peep al di fuori di esso e quindi in grado di vanificarlo o comunque di comprometterne seriamente gli obiettivi. E allora, prima ancora di nascere, la grande variante dovrà prendere atto di scelte che non tengono in alcuna considerazione i parametri su cui si fonda una corretta pianificazione. Perché, in assenza della crescita della popolazione, non si punta sul recupero del patrimonio edilizio esistente nel centro storico
e nei quartieri periferici, questi ultimi da risanare con nuovi servizi e infrastrutture?".

Da il Tempo del 29/07/2003
Urbanistica, l’assessore agli architetti: «Nessuno scempio, forse è il caldo»
di GIUSEPPE FERLICCA

«NESSUNO scempio è in arrivo a Viterbo, è solo il caldo di questi giorni che deve aver fatto prendere un abbaglio al presidente degli architetti Cario». Sulla polemica innescata dal professionista viterbese, che paventa il rischio di una colata di cemento che arriverebbe a snaturare porzioni di città, l’assessore all’Urbanistica Fracassini, in queste afose giornate di fine luglio non riesce a darsi altra spiegazione diversa dall’eccessivo caldo, che in qualche modo può avere distorto la visione della realtà. Siamo, insomma, nell’ambito dei miraggi, anche se su una cosa l’assessore è certo: «Si è trattato di un attacco politico - spiega - non di una valutazione tecnica come ci si aspetterebbe da un ordine di professionisti. Cario ha fatto generiche affermazioni, tra l’altro già espresse dalla minoranza in consiglio comunale».
La bocciatura è arrivata per i due programmi integrati e le quattro nuove zone d’edilizia popolare, individuate ed approvate a Palazzo dei Priori. «Non tutti possono permettersi la villa - prosegue Fracassini - ed il Comune deve dare risposte a chi è in cerca di un’abitazione più economica. Non trovo corretto sparare a zero sull’edilizia, che è uno dei traini del nostro sistema economico».
C’è la questione dell’Arcionello: «Si è parlato di un parco - sottolinea - io non lo vedo. Lì c’è un fosso, è una zona da risanare».
Infine, la variante al piano regolatore: «Non si preoccupi Cario - conclude - i saggi stanno operando, tenendo conto anche delle delibere approvate».

Da il Messaggero del 18/07/2003
Consiglio comunale, in modo rocambolesco la maggioranza dà via libera a decine di palazzi
Arcionello: avanti cemento
Manca il numero legale, accorrono i rinforzi. Piano approvato
di MAURO EVANGELISTI

500 appartamenti, decine di palazzi, 150 mila metri cubi, lo stravolgimento di una zona importante come l'Arcionello di cui si discute da anni: tutto passa in Consiglio comunale in una giornata caotica di metà luglio, dove il dibattito       approfondito e la riflessione lascia il posto ai banchi semivuoti della  maggioranza, ai lazzi, alle telefonate affannate per chiamare chi è  rimasto a casa perché venga a garantire il numero legale, alle pacche sulle spalle di chi arriva trafelato ad alzare la manina manco fosse un eroe di guerra. Allora, sarà stata melodrammatica la capogruppo dei Democratici di sinistra, Giulia Arcangeli, quanto ha detto: «Mi vergogno di fare parte di questo consiglio comunale». Ma lo spettacolo che le se presentava davanti faceva di tutto per darle ragione: parlava la capogruppo di minoranza su un tema che deciderà l'aspetto della città per       sempre, eppure i banchi della maggioranza erano vuoti per due terzi (contati, c'erano 11 consiglieri su 32), il sindaco era intento in una conversazione con il suo Communicator, l'attenzione era addirittura inferiore di quando, qualche minuto prima, si discuteva se rilasciare o meno i permessi per il centro storico ai giornalisti dei trisettimanali piuttosto che a quelli dei bimensili.
Allora,l'assessore all'Urbanistica, Antonio Fracassini, ha fatto il suo dovere spiegando che il piano integrato che si andava ad approvare non era una semplice operazione di       cementificazione, che garantirà anche opere viarie e la realizzazione del parco. Ma dalla minoranza gli era stato rimproverato che in commissione la pratica era tornata solo il giorno prima, che tutta questa fretta estiva  non aiutava la riflessione e sembrava fare a fette il lavoro dei saggi che intanto stanno lavorando sul nuovo piano regolatore. Prima era già passato il piano integrato nei pressi del cimitero di San Lazzaro (ancora cemento, in questo caso servizi). Poi, al momento in cui si è discusso       dell'Arcionello la minoranza ha provato ad approfittare delle assenze della maggioranza, anche se forse goffamente («solo un errore o qualcuno ha voluto darci una mano?», rideva qualcuno di Forza Italia e di An). Cosa è successo? Il capogruppo della Margherita, Aldo Fabbrini, ha annunciato che sarebbero usciti dall'aula con largo anticipo. La maggioranza in quel  momento non aveva i numeri, ma ha così avuto molto tempo per ottenerli.
     Bennati, capogruppo di Forza Italia, ha scaricato le pile del suo Motorola ma alla fine ha beccato Moretti e Micci da Grotte che hanno rischiato pure qualche punto della patente per arrivare. In An, Bernini si è ricordato di avere un importante passato da sportivo ed è giunto di corsa, con lo      sguardo degli Abbagnale al traguardo. Alla prima votazione, comunque, i  numeri sono mancati (solo 20 presenti). Ma il regolamento consente una       seconda convocazione e dopo trenta minuti e, grazie agli eroici del pronto intervento, la maggioranza è stata garantita e la delibera è passata.
Tutto molto divertente, ma le pagine belle della storia di Palazzo dei Priori sono altre.

da il Messaggero del 15/01/2003
Nuovo piano regolatore, ieri è iniziato il percorso con la presentazione dello studio sullo stato di attuazione
Prg, le prime voci fuori dal coro

Le critiche: manca un modello di sviluppo, non si salvaguarda il territorio

«Quale progetto di sviluppo sociale, economico e produttivo si ha in mente? Sappiamo dove ci troviamo e dove vogliamo andare? Gli anziani avranno una loro centralità? Con il centro storico ormai svuotato, si riuscirà veramente a creare una città vivibile per tutti? Perché non si ipotizza una pianificazione che riguardi l’intero territorio e non solo il perimetro urbano propriamente detto? Ci si preoccuperà di salvaguardare le evidenze storiche e archeologiche e non distruggerle come si è fatto finora?».
Palazzo dei Priori fa partire le procedure per l’elaborazione della grande variante al piano regolatore generale e vengono sollevati i primi, ancorché sommessi, interrogativi. Li hanno espressi alcuni cittadini (nell’ordine Giancarlo Paccosi, Giorgio Foschi, Paolo Giannini, Ernesto Bruziches, Lorenzo Piacentini) ieri pomeriggio - in occasione della cerimonia con la quale sono stati presentati i dati sullo stato di attuazione del Prg e quindi nominare la commissione che dovrà redigere le linee di indirizzo del nuovo strumento urbanistico - accettando l’invito del sindaco Giancarlo Gabbianelli a «costruire la Viterbo del futuro attraverso il coinvolgimento e la partecipazione di tutta la comunità del capoluogo, attraverso un percorso che parti dal basso per dare un significato profondo» a un’operazione di pianificazione che impegnerà la città nei prossimi mesi.
Pubblico delle grandi occasioni ieri sera in Sala Regia, composto dall’intero consiglio comunale, dai rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, delle oragnizzazioni di categoria, dei partiti, dell’Università (il rettore Marco Mancini) che sarà cooptata nel comitato ristretto di esperti. «Partecipare e costruire insieme», ha più volte sottolineato il sindaco (e un centro d’ascolto e di confronto sarà attivato anche on line sul sito del comune), per «affrontare un grande e duro lavoro che, con passione e coraggio, consentirà di dare continuità, ma anche nuovo lustro, alla nostra storia».

C.M.P.

Ecco gli esperti, da loro le linee guida per il futuro
Chi saranno i sette saggi (comprendendo il dirigente del Comune, Armando Balducci) che decideranno le linee guida del nuovo piano regolatore? Ieri pomeriggio il consiglio comunale ha scelto di prendersi qualche giorno per la discussione, ma i nomi - di fatto - sono già stati indicati.
Tre sono stati scelti dalla maggioranza, due dalla minoranza e uno dall’Università. Partiamo da quest’ultimo ente: a impegnarsi in prima persona sarà proprio il rettore Marco Mancini.
Per quanto riguarda il centro destra, da Alleanza nazionale viene indicato l’ingegner Vincenzo Rizzo, un esperto siciliano. Forza Italia ha proposto il professor Gianludovico Rolli, docente di urbanistica all’Università dell’Aquila. Il Ccd, infine, sostiene la nomina dell’architetto Alberto Durante, libero professionista, consulente della Regione Lazio.
Dal centro sinistra, due gli esperti: per quanto riguarda i Democratici di sinistra, il preside del dipartimento di urbanistica e pianificazione territoriale dell’Università La Sapienza di Roma, il professor Stefano Garano. Per la Margherita, infine, l’architetto Francesco Febbraro.

da il Messaggero del 14/01/2003
Va in pensione il vecchio Prg. Oggi doppia cerimonia per presentare il progetto sul futuro assetto della città
Nasce il nuovo piano regolatore
Il consiglio comunale sceglie il comitato di esperti per la stesura del documento
di CARLO MARIA PONZI

Giunto alla soglia del trentesimo anno di età (fu adottato nel 1974, anche se definitamente approvato nel 1979), il piano regolatore generale del capoluogo si appresta ad andare in pensione, sostituito - nelle intenzioni entro il prossimo biennio - da un nuovo strumento di pianificazione che di fatto sarà una grande variante al piano attuale.
Muore il vecchio Prg, nasce il nuovo Prg: oggi pomeriggio, con una doppia cerimonia che il sindaco Giancarlo Gabbianelli e l’assessore all’Urbanistica, Antonio Fracassini, hanno voluto apparecchiare in grande stile, impegnando sia la Sala Regia sia quella intitolata al dio Ercole. Nel primo spazio, a partire dalle ore 16, si svolgerà un consiglio comunale straordinario - aperto ai cittadini, agli ordini professionali, alle categorie sociali etc. - nel corso del quale verrà presentata l’analisi coordinata dal dirigente Armando Balducci che fotografa lo stato d’attuazione del piano vigente; nel secondo spazio, il parlamentino dovrà invece adottare la deliberazione di costituzione del comitato di esperti (sette componenti: tre designati dalla maggioranza, due dalla minoranza, uno dall’Università della Tuscia, uno dal settore urbanistica e centro storico) cui sarà affidato l’incarico di redigere il documento preliminare di indirizzi alla redazione del Prg stesso.
Dovendo pianificare lo sviluppo futuro della città, Palazzo dei Priori ha cominciato a pianificare il complesso delle azioni che porteranno a quell’approdo, azioni scandite dalla propedeutica firma della convenzione col comitato di esperti; dall’organizzazione di incontri con circoscrizioni, istituzioni, forze politiche e sociali, categorie sociali etc; elaborazione di una relazione di sintesi sull’analisi del territorio, nonché sugli indirizzi metodologici e programmatici; prima discussione in commissione consiliare; approvazione del documento di indirizzi da parte dell’assemblea; pubblicazione del bando di concorso per la progettazione del Prg; nomina della commissione giudicatrice; proclamazione del vincitore; affidamento della stesura del progetto definitivo.
Una marcia a tappe forzate, insomma, che, almeno fino alla pubblicazione del bando, Palazzo dei Priori vuol concludere entro, giorni più giorno meno, sei mesi da oggi. O comunque in tempo per il 3 settembre, forse per chiedere a Santa Rosa di proteggere nel migliore dei modi una operazione che comporterà il superamento di non pochi ostacoli (reali o creati ad arte in progress).

Indietro