Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di VITERBO e PROVINCIA

Cronaca locale



Il Messaggero: Mercoledì 13 Ottobre 2004

Troppi ritardi nei lavori di recupero
A Bassano Romano rischia di crollare palazzo Giustiniani

Allarme sicurezza a Bassano Romano. Lo storico Palazzo  Giustiniani-Odescalchi rischia di cadere a pezzi a causa dei ritardi
nell'avvio dei lavori di recupero, previsti da settembre 2004. I   cornicioni dell'edificio (posto in pieno centro storico) sono pericolanti
e potrebbero staccarsi da un momento all'altro, cadendo in strada e    mettendo a rischio l'incolumita' dei residenti e dei passanti, ma anche distruggendo le auto sottostanti. Inoltre alcune infiltrazioni d'acqua hanno iniziato ad interessare il soffitto sottostante il tetto. Ancora più grave la situazione del palazzo la "Rocca" (da alcuni anni a cielo aperto), la casa di caccia di gran pregio che la famiglia Giustiniani fece costruire in campagna e collegata con un ponte e un percorso pedonale allo storico Palazzo del centro storico. La Rocca sta letteralmente crollando.
C’è il pericolo di imminente collasso per la struttura. Infatti le infiltrazioni d'acqua, alle quali è sottoposta da vari anni la depandance
di caccia, hanno già provocato il crollo del tetto, l'erosione del  pavimento del secondo piano e le conseguenti infiltrazioni d'acqua nel soffitto del primo piano con distacco dell'intonaco. Inoltre sono già crollate alcune parti del muro di cinta per l'intero perimetro e la vegetazione è diventata una giungla, fitta e alta, che fuoriesce dalla recinzione e infesta i tetti delle abitazioni adiacenti. L'opera di  recupero dell'intero complesso è considerata quindi di estrema urgenza.
     Dopo l'acquisizione di Palazzo Giustiniani-Odescalchi nel 2003 da parte dello Stato (destinato a sede ufficiale del Senato della Repubblica in quanto patrimonio storico ed artistico nazionale), il Ministero dei Beni Culturali ha stanziato circa 17 milioni di euro per il recupero, comunicando la scelta sul sito Internet sia per l'urgenza che per il  valore della struttura. La somma però, derivante dai proventi del gioco del Lotto, non solo non è ancora arrivata, ma addirittura sembra addirittura si sia ridotta di ben 3 milioni di euro, scendendo a circa 14 milioni di euro, almeno stando all'aggiornamento del sito del Ministero dei Beni Culturali.
     L'Amministrazione comunale, preoccupata della mancanza di sicurezza e del rischio di sottrazione di fondi, ha iniziato a lanciare appelli a tutte le autorità, dal Ministero dei Beni Culturali al Senato, dalla Regione Lazio alla Provincia. Lo scopo dell'attivismo del Comune di Bassano Romano è di far partire con urgenza i lavori di recupero. Ma i tempi sono molto stretti per l'approssimarsi dell'inverno e delle piogge che possono trasformare l'attuale situazione di rischio in una vera emergenza.


3  Il Tempo: Venerdi 3 Settembre 2004

OGGI alle 21,30 «Ali di luce», la Macchina di Santa Rosa ideata dall’architetto Raffaele Ascenzi
sfilerà per le vie di Viterbo, tra due ali di folla. Come ogni anno, il «campanile che cammina» sarà trasportato a spalla da 100 facchini, collocati sotto e ai lati dell’imponente torre luminosa, tributo alla patrona di Viterbo. Il «sollevate e fermi», ordine che precede il trasporto, dopo il quale i facchini sollevano la macchina prima di partire, verrà impartito dal sindaco davanti alla chiesa di San Sisto. L’arrivo, dopo aver attraversato il centro storico, davanti al Santuario di Santa Rosa.

3  Il Tempo: sabato 28 Agosto 2004

Santa Rosa, «Ali di luce» vola in Comune
Illustrate tutte le novità alla presenza del capofacchino Gianni Adami e dell’ideatore Ascenzi
Il sindaco Giancarlo Gabbianelli ha presentato ieri mattina il Trasporto della Macchina che si svolgerà il 3 settembre

di WANDA CHERUBINI

SI avvicina la fatidica data del 3 settembre, quando «Ali di luce», creazione di Raffaele Ascenzi, percorrerà per il secondo anno le vie buie del centro storico portando in trionfo la Santa Patrona.
Ieri il sindaco Gabbianelli, insieme all'ideatore Ascenzi, ai costruttori Contaldo ed Andrea Cesarini, al capofacchino Gianni Adami, al presidente del Sodalizio dei facchini, Roberto Capoccioni, al vice, Guido Politini ed agli ingegneri Proietti e Grazini, ha presentato in Comune l'edizione 2004 del trasporto della Macchina di S. Rosa, annunciando la presenza di Giuseppe Zucchi, ideatore dell'indimenticabile «Volo degli Angeli» (1976-1978).
«Anche quello che sembra perfetto - ha affermato il primo cittadino riferendosi alle novità ed alle modifiche di quest'anno apportate alla Macchina - si riesce a migliorare».
«Abbiamo fatto con mio figlio Andrea ed i collaboratori una cosa bella - ha esordito il costruttore Contaldo Cesarini - e dopo la prima prova di illuminazione sembra che tutto vada bene».
È spettato, quindi, al giovane Ascenzi indicare le novità di quest'anno della sua creatura. «Abbiamo apportato delle modifiche per avere su tutto il corpo un'illuminazione progressiva e più filtrata. Abbiamo così posizionato sul secondo e terzo giro di ali una lastra d'alluminio forata staccata dalle ali di circa tre centimetri affinché la luce delle lampadine possa filtrate in questi fori. L'anno scorso la macchina pesava 51,7 quintali e stava, quindi, sotto di 50 kg rispetto al peso del Capitolato. Con l'aggiunta di queste lastre d'acciaio ci saranno 20 kg in più. Migliorata - ha proseguito Ascenzi - anche l'illuminazione delle scritte alla base ed il colore della Macchina che sarà ancora più dorato con l'aggiunta di alcune gelatine di tonalità più forti». L'ingegner Proietti ha, quindi, spiegato le modifiche meccaniche della Macchina.
«Utilizzeremo per l'apertura delle ali delle bombole di tipo diverso, più piccole, che andranno così a far recuperare circa 12 kg. Abbiamo inoltre raddoppiato i cilindri sulla seconda e terza schiera di ali per ridurre l'effetto di movimento durante il trasporto e per rendere l'apertura più uniforme. Avremo, infine, 48 regolatori in più». «L'aumento di peso della macchina non sarà superiore allo 0,5 per cento - rassicura Grazini - e credo che quello fatto quest'anno sia il massimo di quello che potevamo realizzare». Pronto anche il motore umano della Macchina, i facchini, rappresentati da Capoccioni, che ha ricordato le cene in piazza del 29-30-31 agosto e da Adami, che scherzando ha affermato: «I 20 kg in più li faremo portare ad Ascenzi».

3   Il Messaggero: Mercoledì 28 Luglio 2004

Il restauro del locale è stato realizzato ricostruendolo come era nel suo
periodo migliore

di FEDERICO FOLLATELLO

E' il grande giorno. Questa sera a partire dalle 21,30 le statue, gli stucchi e le colonne del gran caffè Schenardi torneranno a vivere dopo un  lungo periodo di oblio. La squadra assemblata da Primo Panaccia, l'attuale proprietario del locale, ha raggiunto il suo obiettivo e dopo circa due mesi di intenso lavoro restituirà alla città non soltanto un'opera d'arte   ma un simbolo della sua mondanità. Insomma un pezzo di storia che volendo o nolendo era caduto nel dimenticatoio.
     Il recupero ed il restauro del locale di Corso Italia, curato dall'architetto Remo Cencioni, si è basato sul passato «ossia - spiega lo stesso architetto - abbiamo cercato nel limite del possibile di  ricostruire il locale come era nel suo periodo migliore, naturalmente
cercando di apportare a esso tutte le opportune migliorie, soprattutto nell'arredamento».
     E la riprova ne è il bancone che ospiterà il bar, la gelateria e la pasticceria, lungo ben 23 metri e interamente realizzato a mano. Ma il caffè avrà anche un fornitissimo wine bar, una sala da the e un ristorante che sarà curato da uno degli chef più in voga in questi anni in Italia; il cremonese Filippo Gozzoli. Da sottolineare come le opere all'interno del locale, che offrirà lavoro ad una trentina di persone, sono state quasi tutte eseguite da maestranze locali.
     «Questa sera - afferma il proprietario, Primo Panaccia - quando alzerò la serranda avrò realizzato un sogno. Ho fortemente voluto che il caffè Schenardi tornasse al suo antico splendore e ci sono riuscito».
3  Il Messaggero: Giovedì 5 Febbraio 2004  
  
Dopo la polemica sui piani Peep. Gli architteti: un atto intimidatorio. Gli ingegneri: ricorreremo al Consiglio  
Il Comune censura gli Ordini  
 
All’avvocato Labate l’incarico di «verificare una possibile attività lesiva»  
 
di MASSIMO CHIARAVALLI


La polemica tra il Comune e gli ordini professionali sui piani per l’edilizia? Finisce a carte bollate, ovviamente a spese dei cittadini. La scoperta l’ha fatta il consigliere comunale Ds Enrico Mezzetti - avvocato non per caso - che andando a spulciare tra le delibere della Giunta ne ha fiutata una anomala. Si parla di «numerosi articoli sulla stampa locale a firma dell’Ordine degli architetti, degli ingegneri e dei geometri», per l’occasione novelli giornalisti, i cui contenuti «potrebbero contenere gli estremi di attività lesiva nei confronti dell’amministrazione». Si delibera quindi di «incaricare l’avvocato Giovanni Labate» per verificare questa possibilità, impegnando una «spesa presunta di 3.000 euro al capitolo 100715 articolo 36 del bilancio 2004».
Chiamati in causa, gli ordini professionali rispondono sdegnati e annunciano il coinvolgimento dei rispettivi consigli nazionali. «E’ veramente qualcosa di assurdo - dice il presidente dell’Ordine degli architetti, Daniele Cario - intimidatorio e antidemocratico. Peraltro il nostro parere era puramente tecnico e volto alla salvaguardia della città. Ci aspettavamo quindi di poterne discutere». Sul fronte legale si dormono però sonni tranquilli. «Non credo ci siano gli estremi per procedere, certo è che chiederemo l’intervento del consiglio nazionale e della Federazione dell’Ordine degli architetti del Lazio».
Pesante anche il giudizio del presidente dell’Ordine degli ingegneri, Mario De Cesare. «E’ una censura a critiche prettamente tecniche. Potevamo tranquillamente discuterne, siamo invece di fronte ad un’azione grave, che travisa lo spirito del documento da noi presentato. Interpelleremo il consiglio nazionale: se è un tentativo di metterci a tacere non hanno scelto la strada giusta». Eppure il confronto era possibile. «Esisteva un progetto di consulta, che però non è andato in porto».
Massimo Neri, presidente del Collegio dei geometri, spiega di aver agito «con delibera assembleare, non a livello personale, come vuole far intendere l’assessore Fracassini. Mi riservo di ascoltare gli iscritti e di chiamare in causa il consiglio nazionale. Vediamo cosa succede, ma se è finita la libertà di opinione vuol dire che siamo proprio alla frutta».

3  Il Tempo: sabato 24 gennaio 2004

Urbanistica, scontro tra Comune architetti e ingegneri


GLI Ordini degli architetti e degli ingegneri ed il Collegio dei geometri proseguono il loro braccio di ferro con Palazzo dei Priori. Ancora una volta a contrapporre le categorie professionali all’amministrazione comunale sono le ultime scelte urbanistiche adottate, nonostante la fiera opposizione dei tecnici specialisti. In una nota congiunta, le tre categorie annunciano una strenua opposizione ai Piani integrati varati di recente dal Comune «adoperandosi in ogni opportuna sede ed avvalendosi di tutte le prerogative in proprio possesso al fine di garantire una corretta gestione delle risorse territoriali». Il primo obiettivo è un dibattito pubblico, dove confrontare le tesi sostenute con quelle dell’amministrazione. Ma gli Ordini ed il Collegio rivendicano il ruolo primario dellle categorie professionali nella pianificazione del territorio.
L’iniziativa sostenuta dai tre presidenti Daniele Cario, Mario De Cesare e Massimo Pacini, a nome delle tre categorie rappresentate, trova forza nella convinzione che «l’intervento fortemente voluto dall’amministrazione comunale comprometterà, vanificandola, l’analisi preliminare redatta dai saggi e le linee guida per la stesura del nuovo Piano regolatore generale, scelta tanto più grave, considerato che va a porsi in netto contrasto con le normative regionali, ignorando gli indirizzi da queste sanciti ed ampiamente condivisi».
Architetti, ingegneri e geometri sostengono il sovradimensionamento degli insediamenti previsti, rispetto alle reali esigenze abitative, portando ad esempio l’ex ceramica Tedeschi, dove, a fronte di una destinazione a verde pubblico con limitatissima edificazione, «l’amministrazione comunale ha approvato la costruzione di un edificio di 4.385 metriquadri, per 37.539 metricubi complessivi a destinazione residenziale e commerciale, disattendendo clamorosamente le previsioni di piano».
Contestazioni vengono mosse agli studi sulle dinamiche demografiche, visto che i calcoli Istat più recenti, relativi alla popolazione di Viterbo, attestano un calo di circa 2.000 unità.
Pesanti considerazioni vengono fatte anche sulla politica del centro storico «in costante spopolamento» e sulle aree agricole «caratterizzate da una compromissione diffusa». Secondo le tre categorie professionali, sono queste le reali emergenze «aggiungere ulteriore periferia a quella esistente, senza chiari criteri di pianificazione, non potrà che provocare danni gravissimi, che si paleseranno con tutto il loro impatto negli anni a venire».



3  Il Messaggero: Sabato 24 Gennaio 2004 (1)
  
Architetti, ingegneri e geometri viterbesi hanno scritto a Storace mettendo sotto accusa i piani di edilizia economica e popolare  
Urbanistica, bocciato il Comune  
 
Gli ordini professionali: «Progetti di espansione contrari agli indirizzi regionali»  
 
Perplessità, dubbi e rilievi sulla recente programmazione urbanistica del comune capoluogo sono stati espressi dai presidenti degli ordini professionali degli architetti, degli ingegneri e dei geometri che - con una nota congiunta indirizzata al presidente della giunta regionale Francesco Storace - mettono sotto accusa «operazioni di espansione edilizia che ignorano gli indirizzi e i principi delle normative regionali». Le maggiori contestazioni vengono riservate agli interventi approvati ai primi di gennaio e relativi ai piani di edilizia economica e popolare, ma anche al progetto di recupero dell’ex ceramica Tedeschi (area immediatamente a ridosso del complesso monumentale di Santa Maria in Gradi, sede del rettorato dell’Università della Tuscia) già destinata a parco pubblico con limitatissima edificazione, che «permetterà di costruire un immobile di oltre 4 mila metri quadrati per oltre 35 mila metri cubi». I collegi degli Ordini chiedono infine che venga «definitivamente riconosciuta la Consulta per la gestione del territorio: istituita tre anni fa, grazie a un accordo tra i rappresentanti delle categorie tecniche e l’amministrazione, non è stata mai ratificata».


  
3Dubbi e perplessità, gli ordini professionali mettono sotto accusa «un’espansione così rilevante»  
Urbanistica, una città esagerata  
 
Architetti, ingegneri e geometri bocciano le scelte del Comune  
 
di CARLO MARIA PONZI


«Perplessità sui pressuposti che hanno guidato l’amministrazione ad autorizzare una espansione così rilevante». «Gravi incongruenze di natura procedurale». «Forte scollamento tra quelle operazioni e le reali necessità del territorio». «Carenze sugli studi e le ricerche che dovrebbero giustificare gli interventi». «Incomprensibile il fatto che l’espansione venga sempre anteposta al recupero e alla riqualificazione dell’esistente».
Continuano a piovere su palazzo dei Priori rilievi e tanti dubbi sulla recente programmazione urbanistica e su quelle deliberazioni (piani di edilizia economica popolare, recupero dell’ex ceramica Tedeschi) approvate all’inizio di gennaio dal consiglio comunale. Rilievi e dubbi, anche aspri, dettati questa volta a tre mani dai presidenti degli ordini professionali degli architetti, degli ingegneri, dei geometri (rispettivamente Daniele Cario, Mario De Cesare, Massimo Pacini) che, in una nota indirizzata al governatore regionale Francesco Storace, all’assessore regionale all’Urbanistica Armando Dionisi e al presidente della Provincia Giulio Marini danno conto degli esiti di un incontro congiunto dei consigli degli Ordini, convocato proprio per esaminare «lo sviluppo della città».
Generali perplessità . Sotto accusa, per cominciare, ci sono «i reali pressuposti che possono aver guidato il Comune ad autorizzare un’espansione di portata così rilevante che interessa circa un milione di metri cubi costruito su quasi 60 ettari di territorio, in gran parte non ancora compromesso, non già attraverso uno strumento urbanistico generale, ma per mezzo di interventi quali i programmi integrati e le zone Peep, strumenti di per sé validi se inseriti in un contesto pianificatorio che veda chiaramente definite le proprie invarianti (le aree urbane da non toccare, ndr)».
Gravi incongruenze . Sono quelle, secondo il giudizio dei consigli degli Ordini, relative allo «scollamento tra un’operazione che prevede insediamenti di tale entità e le oggettive necessità del territorio, motivato forse da una programmazione carente e da una non conoscenza delle risorse territoriali». E proprio a tal proposito si punta il dito contro le «carenze degli studi sulla reale consistenza e le caratteristiche demografiche della popolazione attuale». Viterbo, una città in crescita? Macché. «Le fonti Istat danno conto di una città ferma nel suo sviluppo demografico: la popolazione è passata dalle 60.239 unità del 31 dicembre 1999 alle 59.354 unità del 31 dicembre 2002, caratterizzata per di più da un centro storico in costante spopolamento (7.200 abitanti contro il 18 mila degli anni Ottanta), da una modesta richiesta di edilizia economica e popolare. A fronte di tale situazione, risulta allora incomprensibile l’adozione di strategie - basate su quali presupposti? - che antepongano sempre e comunque l’espansione al recupero e alla riqualificazione dell’intero patrimonio edilizio esistente».
Conclusione: «Gli interventi fortemente voluti dall’amministrazione comunale comprometteranno, vanificandola, l’analisi preliminare redatta dai saggi in sede di stesura delle linee guida del nuovo piano regolatore generale: scelta tanto più grave considerato che si sta agendo in netto contrasto con gli indirizzi regionali».

3Il Messaggero Giovedì 15 Gennaio 2004  
  
MONTALTO DI CASTRO  
Un teatro da mille posti: hanno vinto gli architetti di Prato  
   
di ALBERTO SALVATELLI

Anche Montalto di Castro avrà il suo cinema-teatro. 500 posti al chiuso e 400 all'aperto caratterizzeranno la struttura polivalente che sarà usata anche per conferenze e incontri culturali che già si prospettano di livello nazionale. Il sindaco di Montalto Salvatore Carai e l'assessore ai lavori pubblici Liseno Pera hanno presentato alla stampa il progetto di massima vincitore del concorso di idee ai cui realizzatori sarà affidato l'incarico di redigere quello definitivo che dovrà essere realizzato entro il mese di giugno. La struttura vincente, realizzata dal gruppo di architetti di Prato coordinati da Alessandro Corradini, ha battuto 150 concorrenti italiani e stranieri tra cui i famosi Portoghesi, Toso e Berger. Al concorso è stata presentata la documentazione da ben 300 studi di architettura, coinvolte 12 regioni e tre paesi stranieri. Il costo dell'opera è di 3.300.000 euro. Il sindaco Carai e l'assessore Pera hanno anche illustrato come sarà costruita l'opera: «Gli spettatori esterni e quelli all'interno potranno vedere lo stesso palco di questo nuovo complesso polivalente - dicono gli amministratori- una soluzione abbastanza avveniristica, ma che si sposa perfettamente con il territorio urbanistico circostante. L'impianto servirà, come già accaduto per il palazzetto dello sport e la sua piscina, il territorio circostante e quindi i paesi limitrofi». Infatti per questa amministrazione, la scommessa del plesso sportivo, è stata vincente e per questo dicono che lo sarà anche questa nuova struttura: «La cifra di 3.3 milioni di euro è già stata definita nel bilancio- continua il primo cittadino montaltese- e per il mese di giugno sarà già operativo il progetto definitivo, poi nel prossimo autunno si realizzerà la gara di appalto. L'opera sarà finita entro un anno e mezzo dalla posa della prima pietra, questo teatro andrà poi a risanare un'area degradata proprio all'ingresso del paese e sarà quindi una sorta di biglietto da visita per la nostra cittadina e rientra in quel programma di opere pubbliche che abbiamo deciso di realizzare all'interno del nostro mandato di amministratori».
Intanto diventerà un appuntamento culturale anche l'esposizione degli altri progetti realizzati da tutti gli studi di architettura partecipanti. Il 19 febbraio, nella sala conferenze della centrale, ci sarà l'esposizioni dei lavori, e la giuria che ha scelto il progetto arrivato per primo, tra cui spicca il nome di Pino Quartullo, spiegherà ai presenti del perché è stato scelto questo progetto rispetto agli altri.


3Il Messaggero Domenica 11 gennaio 2004

Periferia e centro: al primo posto la vivibilità  
  
di FRANCESCO MATTIOLI

Centro e periferia sono termini complementari che appartengono soprattutto al linguaggio dell'urbanistica moderna; è la civiltà industriale infatti, con l'urbanizzazione di grandi masse di lavoratori provenienti dalle campagne, con lo sviluppo di quartieri operai, bidonville, slums, baraccopoli, a marcare una netta differenza - non solo territoriale, ma anche sociale - tra il centro della Città, cuore pulsante dell'economia e luogo del potere (la City, appunto) e le sue propaggini esterne. Lo sviluppo urbano delle grandi metropoli ha certamente rafforzato la correlazione tra periferia e marginalità: basti ricordare gli studi sugli slums di Chicago degli anni Trenta, le indagini degli anni Sessanta sull'alienazione della vita di periferia a Roma, mirabilmente descritta peraltro da Pasolini, o l'esplosione stessa del Maggio Francese del '68, che prende a pretesto le contraddizioni dello sviluppo sociale e urbano del sobborgo parigino di Nanterre. Tuttavia, il Centro e la Periferia non sono soltanto questo, due realtà contrapposte e per certi versi speculari. Ad esempio, il Centro della Città non corrisponde quasi mai, oggi, al primitivo "centro storico".
Il centro "monumentale", infatti, costruito per la vita quotidiana antica (per lo più medievale) mal si presta alle esigenze della modernità, senza contare che esso va protetto e, per certi versi (anche se questa espressione può non far piacere a qualcuno) "musealizzato".
Anche la periferia rappresenta oggi un contesto urbano molto diverso da quello originario: intanto, perché talvolta è il risultato della conurbazione di altri centri, con una propria identità; inoltre perché lo sviluppo di nuovi nuclei direzionali (si pensi all'Università) e soprattutto commerciali (ipermercati) crea nuovi luoghi di convergenza dei flussi urbani.
La periferia, per evitare di qualificarsi come città dormitorio, con tutte le conseguenze sociali, culturali, ma anche infrastrutturali, deve quindi assumere una propria autonomia, una propria identità, una sua autosufficienza, soprattutto deve avere capacità di attrazione centripeta rispetto ai flussi socioeconomici della Città: non può quindi rappresentare semplicemente lo sfogo necessario dell'unica attività industriale che tira nell'economia cittadina, il risultato di una cementificazione, pur razionale e gradevole quanto si vuole, ma deve costituire l'esito di una progettazione meditata, che tenga conto di fondamentali variabili socioculturali.
Tra le numerose domande che si possono formulare, nel corso del dibattito sull'imponente programma di urbanizzazione di Viterbo, vi sono quindi anche le seguenti: quali sono i motivi che inducono a progettare insediamenti per venti-trentamila abitanti, quando la Città nell'ultimo ventennio è cresciuta di non più di cinquemila residenti? Questi nuovi quartieri inoltre sono autosufficienti (sono dotati prioritariamente di comode strade d'accesso, scuole, ambulatori, centri commerciali, uffici postali, farmacie, chiese, centri sportivi, parchi ecc.?). Valorizzano il territorio o ne stravolgono le valenze storico-paesaggistiche, idrogeologiche e ambientali?
Ma attenzione: chi si oppone a questi progetti rivendicando piuttosto un intervento di riqualificazione edilizia nel centro storico, rischia di commettere errori di senso opposto: il centro storico - e in primis il centro monumentale - possono sorreggere le moderne esigenze di vita, di consumo e di spostamento dei potenziali abitanti? E' corretto concepire centri di aggregazione commerciale in aree già ampiamente trafficate, come l'ex-ceramica Tedeschi, con la scusa di un recupero urbano che potrebbe essere realizzato invece mediante aree verdi o strutture "leggere" di particolare qualità? Non c'é il rischio che, con la necessità di garantire la stessa qualità della vita sia a chi abita la città moderna sia a chi abita quella antica, si finisca per attentare al patrimonio storico e artistico della città, alla sua fisionomia originaria? Il fatto che il depauperamento demografico dei centri storici, e la loro decadenza socioeconomica, attanagli tutte le città d'arte, da Venezia a Firenze, da Roma a Siena, significa qualcosa? L'episodio di via delle Conce è solo un esempio di malgoverno urbanistico o il segnale di una progressiva ingestibilità dei centri storici alle condizioni dettate dalla modernità?

3Il Tempo sabato 10 gennaio 2004

«Dibattito con l’assessore»

Il presidente degli architetti «sfida» Fracassini sulle zone Peep

«CON riferimento alle esternazioni dell’assessore Antonio Fracassini, questo consiglio dell’Ordine di rappresentanza degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Viterbo e provincia, democraticamente eletto, esprime perplessità e stupore per i toni adoperati: toni, del resto, assolutamente ingiustificati, visto il carattere propositivo che ha caratterizzato tutti gli interventi di questo consiglio». Il presidente dell’Ordine, Daniele Cario, replica all’assessore all’urbanistica che aveva considerato un attacco politico le critiche mosse alla vigilia dell’approvazione di cinque nuove zone Peep nel comune di Viterbo per oltre 650.000 metri cubi.
«Le considerazioni da noi espresse — continua il presidente degli architetti — hanno avuto come unico obiettivo l’eliminazione delle incongruenze urbanistiche ravvisate, in ciò confortati dai contenuti del Documento preliminare redatto dai saggi, peraltro ampiamente condiviso, ed in linea con la normativa di riferimento regionale di cui alla L. R. 38/99. Siamo convinti che simili contributi da parte degli organismi di rappresentanza delle professionalità operanti sul territorio siano sempre fruttuosi e in ogni caso degni di attenzione e rispetto, soprattutto in quanto finalizzati ad una "buona" politica del territorio. A tal fine riteniamo opportuno, vista l’importanza dell’argomento e l’interesse destato nelle categorie professionali, indire a breve termine un pubblico dibattito al fine di portare un fattivo contributo allo sviluppo della città e al quale è, a nostro avviso, doveroso che l’assessore all’urbanistica prenda parte per poter fornire risposte agli interrogativi comuni, con la competenza tecnica propria del ruolo che ricopre».
3Il Messaggero Sabato 10 Gennaio 2004    
  
Comune  
Approvati i piani di edilizia popolare  
 
Dopo settimane di polemiche e di aspra contrapposizione tra maggioranza e opposizione, l’altra notte il consiglio comunale ha archiviato definitivamente la pratica relativa all’approvazione dei cinque piani di edilizia economica e popolare che dovranno sorgere nelle località Sbarri, Acqua Bianca, Ponte dell’Elce, Santa Barbara, Comprensorio C4, per una volumetria complessiva di circa 650 mila metri cubi. L’assessore all’Urbanistica, Antonio Fracassini, si dice soddisfatto: «Abbiamo centrato un importante obiettivo, legato alla necessità di dare risposte alle reali esigenze abitative dei cittadini». In sede di voto, la minoranza ha scelto strade diverse: mentre Ds e Rifondazione hanno detto no, la Margherita o ha garantito il suo appoggio o si è astenuta.

3Il Messaggero Sabato 10 Gennaio 2004  Chiudi  
  
COMUNE  
Okay ai piani Peep, bocciati i 3 milioni di metri cubi  
Il consiglio comunale ha accolto la richiesta di stralcio presentata dal consigliere della Margherita Aldo Fabbrini  
 
di CARLO MARIA PONZI

«Certo che siamo soddisfatti: intanto perché abbiamo centrato un obiettivo programmatico di notevole importanza; quindi perché abbiamo avuto la possibilità di spiegare per l’ennesima volta che quei piani non significano la cementificazione del territorio, ma la risposta concreta a una reale esigenza dei cittadini. Anche perché non si capisce per quale ragione a cinque chilometri di distanza dai nostri confini (il riferimento è a Vitorchiano, comune governato dal centro sinistra, interessato da discreta attività edilizia, ndr) il cemento è buono, mentre quello nostro è cattivo ».
Così, il giorno dopo e tutto d’un fiato, Antonio Fracassini, assessore comunale all’Urbanistica, commenta con esplicita ma contenuta soddisfazione il varo dei cinque piani di edilizia economica e popolare che sono stati archiviati, non solo con lo scontato voto favorevole dei partiti della Cassa delle libertà, ma anche - almeno in parte - col benevolo appoggio concesso dalla Margherita.
Un’occhiata, allora, all’esito del voto al termine della lunga maratona che si è conclusa a notte fonda. Al Peep ”Sbarri”, hanno detto sì il centro destra (con l’astensione della forzista Rita Belardini) e la Margherita, no Ds e Rifondazione comunista; il Peep ”Acqua Bianca” ha ottenuto lo stesso risultato; Peep ”Ponte dell’Elce”, ugualmente; invece al Peep ”Santa Barbara” e al completamento del comprensorio C4, il sì è venuto solo dalla maggioranza, con Ds e Rifondazione contrari e la Margherita questa volta astenuta.
I consiglieri della Margherita si sono dunque distinti dal resto delle truppe di minoranza. Un prima battuta, appoggiando parzialmente il piano di recupero dell’ex ceramica Tedeschi, per la quale il capogruppo Aldo Fabbrini ha proposto e si è fatto approvare un emendamento per cui gli «interventi, prima della loro alienazione e/o affitto, siano offerti all’Università della Tuscia che, alle condizioni di mercato, dovrà avere il diritto di prelazione sull’acquisto dei locali dell’immobile».
Il disco verde ai Peep è stato invece garantito grazie alla richiesta avanzata (e quindi accolta) dello stesso Fabbrini di eliminare dalla deliberazione qualsiasi riferimento alla determinazione del fabbisogno abitativo, così come ipotizzato dallo studio redatto dall’ingegner Giuseppe Rizzo, in base alla quale si prevede di costruire nel prossimo decennio qualcosa come 2.789.443 metri cubi.



3Il messaggero Venerdì 9 Gennaio 2004  
 
Ex ceramica Tedeschi: sì al recupero  
  
Il consiglio comunale ha approvato a tarda sera, dopo un lungo ed estenuante dibattito, il recupero dell’ex ceramica Tedeschi, situata a fianco del complesso di S. Maria in Gradi. La maggioranza ha votato compatta per il progetto, mentre nell’opposizione Ds e Rifondazione hanno votato no. Nella Margherita due sì e due astensioni.

  
Lungo ed estenuante dibattito, conclusosi con la maggioranza che ha votato compatta. I dubbi dell’opposizione  
Ex ceramica Tedeschi: il Comune dice sì  
 
Approvato a tarda sera il piano di riqualificazione del vecchio opificio  
 
di CARLO MARIA PONZI

Piano di recupero dell’ex ceramica Tedeschi (area ricompresa tra la via omonima e via Santa Maria in Gradi): il consiglio comunale, dopo oltre tre ore di dibattito, ha detto sì a un progetto che consentirà di realizzare un complesso residenziale-commerciale di circa 35 mila metri cubi, comprensivo di servizi destinati agli studenti universitari, di proprietà della società Eureko e progetatto dall’architetto Riccardo Bichara. Il disco verde all’intrapresa è venuto coi voti favorevoli dei consiglieri di maggioranza, mentre per i gruppi di minoranza Ds e Rifondazione comunista hanno votato no. Nella Margherita Fabbrini e Curti hanno votato sì, mentre Cordelli e Callea si sono astenuti.
Dibattito lungo, dunque, e intenso, che ha avuto la bontà (salvo un violento scontro verbale tra il sindaco Giancarlo Gabbianelli e il capogruppo Ds Enrico Mezzetti) di non oltrepassare le righe dell’educazione e della civiltà. Gli oratori di maggioranza (lo stesso sindaco, Marcuccio Marcucci, Rita De Luca, Roberto Bennati, Luciano Neri etc.) e quelli di minoranza (fra gli altri Giulia Arcangeli, Sandro Mancinelli, Aldo Fabbrini) hanno ampiamente e diffusamente spiegato le ragioni del sì, ovvero del no a un piano che, comunque, almeno sul versante della legittimità urbanistica e su quello della urgente necessità di riqualificare un’area degradata, nessuno ha contestato.
E allora, quali i motivi delle divisioni? Vanno fatti risalire a questioni per così dire di metodo: i Ds, soprattutto, ritenevano che per un intervento di tal fatta - anche in considerazione della contiguità con un’area delicata come quella di Santa Maria in Gradi - l’amministrazione dovesse concertare l’iniziativa insieme alla proprietà e all’Università. Non va taciuto peraltro, che sempre i Ds ritengono eccessivo l’impatto costruttivo del nuovo complesso e che la zona risentirà di non pochi problemi a livello di viabilità e di circolazione.
Il dibattito nella Sala d’Ercole era stato preceduto da una manifestazione di proteststa inscenata proprio davanti all'ex ceramica Tedeschi. Armati di cartelli bianchi e rossi dal contenuto provocatorio ma realistico, una quarantina di dimostranti hanno voluto testimoniare il loro dissenso per il piano di recupero di un opificio che, sorto ai primi del Nocevento, ha funzionato - ancorché prodondamente ferito nelle sue strutture a seguito dei bambardamenti Alleati del 1944 - fino al 1968.
Adesso quei palazzi, quei parcheggi interrati, quegli appartamenti - praticamente attaccati a un complesso monumentale, come quello di Santa Maria in Gradi, che l’Università ha fatto ritornare al suo antico splendore - fanno storcere la bocca. Da qui la mobilitazione di un gruppo di cittadini dei quartieri La Mazzetta-Grotticella etc. «Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di organizzarci - ammette Pino Calevi, portavoce del comitato dei quartieri interessati - ma anche se in pochi vogliamo dire no al cemento. L'area ex Tedeschi andava destinata ai bambini, doveva diventare un parco e, perché no?, un museo che testimoniasse la produzione industriale». Tra i partecipanti del sit in, oltre a militanti di Rifondazoone comunista, anche esponenti del coordinamento ”Salviamo l’Arcionello”, a cominciare dallo scrittore Antonello Ricci.

3IlTempo venerdì 9 gennaio 2004

Ex Ceramiche, al via il piano di recupero
Saranno realizzati appartamenti, negozi, spazi commerciali, parcheggi e palestre
Il comune ha approvato la ristrutturazione della superficie tra Via Tedeschi e Via S. Maria in Gradi

di GIUSEPPE FERLICCA

DOVE ieri c’erano le Ceramiche Tedeschi, domani ci saranno appartamenti (cento), negozi (undici), spazi commerciali (cinque), parcheggi (oltre duecento), una palestra ed un anfiteatro interno. Dopo una discussione lunga ed a tratti molto accesa, il consiglio comunale ha dato il via libera ieri sera al piano di recupero delle ex ceramiche, tra Via Tedeschi e Via S. Maria in Gradi, dove privati realizzeranno infrastrutture ed opere per una superficie circa di trentasettemila metri cubi. Quattro ore di dibattito, poi il voto finale con relativa sorpresa, i cocci, trattandosi di ceramiche, non tra i partiti del centro sinistra, dove l’astensione della Margherita era stata ampiamente annunciata, ma all’interno della Margherita stessa. Il capogruppo Fabbrini, infatti, intervenendo nel dibattito, ha presentato un emendamento, poi accolto, in cui si chiede che tutto quanto sarà realizzato, sia preliminarmente offerto a condizioni di mercato all’Università, che avendo sede nell’adiacente complesso di S. Maria in Gradi, potrebbe utilizzare appartamenti e strutture per creare una vera e propria cittadella. In virtù dell’emendamento presentato ed accettato, Fabbrini ha votato a favore, non vincolando però i colleghi di partito, con Cordelli e Callea astenuti e Curti che ha votato a favore. Contrari sono rimasti Rifondazione Comunista ed i Diesse, il cui capogruppo Mezzetti è più volte intervenuto sostenendo come a suo giudizio si tratti di un’opera che rischia di sommergere di traffico e cemento una zona d’interesse storico, con S. Maria in Gradi prestigiosa sede universitaria, togliendo a Viterbo un altro spazio che avrebbe potuto essere destinato a parco.
Ventotto i voti a favore, sei i contrari e due gli astenuti, con il sindaco che ha difeso la scelta dell’amministrazione: ìIn zona – ha detto – non era possibile percorrere altre vie. Abbiamo chiesto all’Università se intendeva acquistare l’area, ma non è stato possibile, così come il Comune non ha potuto comprarla, per via del prezzo troppo alto, due milioni e seicentomila euro”. Sul rischio deturpamento della zona: ìIl parere favorevole della Sovrintendenza – ha spiegato – ci suggerisce il contrario, così come quello del rettore Mancini. Finalmente una zona che da trent’anni attende di essere recuperata, tornerà ad essere fruibile dai viterbesi”.
E’ dal 1968 che la struttura è andata progressivamente deteriorandosi ed oggi in zona ci sono solo i ruderi del vecchio insediamento industriale: ìOra al loro posto – ha osservato il consigliere Giulia Arcangeli – sorgeranno palazzi più alti, che limiteranno la visibilità del complesso di S. Maria in Gradi”. Un rischio, che a detta dei tecnici, non ci sarebbe. Il voto è arrivato intorno alle 20.30, momento in cui un gruppo di cittadini è entrato nella sala del consiglio, esibendo striscioni di dissenso verso la decisione presa. Non la sola della giornata, perché subito dopo si è passati all’approvazione dei cinque piani d’edilizia popolare, con la discussione che si è protratta fino a tarda serata ed un voto finale preannunciato in linea rispetto al precedente.
3il Messaggero Giovedì 8 Gennaio 2004

L'assessore boccia gli architetti

di CARLO MARIA PONZI

"Non ho capito se ha parlato a nome personale o per conto di un organismo professionale i cui iscritti, da quanto mi risulta, avrebbero gradito conoscere le eventuali determinazioni formali che sono state assunte sull'argomento".
E' un passaggio della sarcastica replica dettata da Antonio Fracassini, assessore comunale all'Urbanistica, l'indomani la dura sortita dell'architetto Daniele Cario, presidente dell'Ordine degli architetti, che ha bocciato senza riserva il varo dei piani di edilizia economica e popolare (da realizzare nelle località Sbarri, Santa Barbara, Acqua Bianca, Ponte dell'Elce, comprensorio C4) previsto oggi nella sala d'Ercole.
Sarcasmo ma non solo, da parte di Fracassini, che rispedisce al mittente le varie contestazioni con fregacci di colore blu e accuse di "ignoranza", nel senso etimologico del termine, con l'invito all'interlocutore a "prendere coscienza, da qualche testo recente, di come si pianifica lo sviluppo di una città cercando di far mantenere alla stessa l'identità di cui si è dotata nel corso del tempo".
Un'occhiata più da vicino al fuoco di fila di Fracassini. "Non si partecipa al dibattito sulla pianificazione urbanistica solo attraverso la stampa", sottolinea l'esponente di Alleanza nazionale, che rivela che l'Ordine, "sebbene più volte sollecitato, ha trascurato di produrre contributi e proposte utili al procedimento". E ancora, ad esempio sulla proposta di Cario di destinare i finanziamenti Peep al recupero del centro storico: "L'architetto evidentemente ignora che quelle risorse sono esclusive dell'edilizia residenziale pubblica che si attua attraverso i bandi regionali". E infine: "Da quanto l'Ordine va sostenendo a mezzo stampa - afferma Fracassini - traspare in tutta evidenza la totale disinformazione
sull'attività dell'amministrazione in quanto tutto ciò che, in forma di strali e invettive pseudoculturali, viene enunciato come recupero, riqulificazione, valorizzazione è proprio quanto questa giunta ha prodotto e sta producendo".
Ma il presidente dell'Ordine non solo ignora i criteri di pianificazione, ma anche le esperienze che si vanno conducendo in altre città italiane. "Avere delle isole esterne - spiega l'assessore al suo interlocutore - è la politica che la sinistra attua in città come Roma, Bologna (ma il capoluogo emiliano non è governato dal centro destra? ndr) Firenze etc. Come mai all'architetto Cario non interessa queta tipologia di modello? Non voglio una risposta, ma solo rammentare che questa città sta programmando il suo sviluppo nel "contemporaneo" con una trasparenza che forse mai il presidente dell'Ordine ha conosciuto".


3 il Messaggero: Mercoledì 7 Gennaio 2004  
  
Domani è in programma il consiglio comunale che dovrà approvare le nuove aree di edilizia economica  
Piani Peep: gli architetti dicono no  
 
Alla vigilia della decisione, presa di posizione dell’ordine professionale  
 
Alla vigilia della seduta del parlamentino di Palazzo dei Priori chiamato ad approvare le nuove zone di edilizia economica e popolare, il consiglio dell’Ordine degli architetti boccia l’operazione (giudicata «incomprensibile» e non commisurata al reale fabbisogno edilizio) e invita gli amministratori comunali a orientare finanziamenti e interventi al recupero del centro storico e dei quartieri periferici «che hanno maggiore necessità di servizi e infrastrutture, al fine di renderli finalmente spazi vivibili».
Il presidente dell’Ordine, Daniele Cario, rileva che la città deve promuovere «uno sviluppo di tipo qualitativo, capace di valorizzare e di esaltare quelle pecualiarità e potenzialità ambientali, paesistiche, storiche e culturali di cui il territorio è ricco, salutari anche dal punto di vista economico».


3il Messaggero: Mercoledì 7 Gennaio 2004  
  
Il presidente Daniele Cario giudica incomprensibile la volontà di edificare altri 650 mila metri cubi  
Lo stop arriva pure dagli architetti  
 
Sui piani Peep piovono le aspre critiche dell’ordine professionale  
 
di CARLO MARIA PONZI


«Fermiamo le nuove aree Peep (edilizia economica e popolare, ndr) e interveniamo sul recupero dell’immenso patrimonio del centro storico e/o sulla riqualificazione delle periferie». Alla vigilia della seduta del parlamentino comunale dedicata all’approvazione di cinque Peep (Sbarri, Santa Barbara, Acqua Bianca, Ponte dell’Elce, comprensorio C4) il consiglio dell’Ordine degli architetti prende posizione e invita Palazzo dei Priori a ripensare una operazione «incomprensibile».
«Sì - afferma Daniele Cario, presidente dell’organismo professionale - è difficile comprendere le ragioni per le quali si debbano approvare con la massima urgenza piani per un totale di 642.915 metri cubi, ampiamente eccedenti il fabbisogno abitativo richiesto, quando per soddisfare le esigenze degli operatori ammessi a finanziamento nel comune capoluogo (5 imprese e 4 cooperative) potrebbero essere sufficienti 80.000 metri cubi».
Ma l’operazione è vieppiù incomprensibile, secondo Cario, alla luce delle linee guida che i saggi hanno dettato per la redazione del nuovo piano regolatore (approvata negli scorsi mesi in aula), laddove si parla di «un piano di qualità contrapposto alla quantità», con la conseguente necessità di dotarsi di «uno strumento il cui carattere fondamentale sia quello dell’assunzione delle componenti storico-archeologiche e ambientali come principali riferimenti di qualsiasi ipotesi di sviluppo».
Il consiglio dell’ordine degli architetti fa proprie quelle linee guida e le rilancia. «Approfittando dei finanziamenti regionali, perché non intervenire su tutte le zone della città già urbanizzate che hanno maggiori necessità di servizi e infrastrutture, al fine di renderle spazi finalmente vivibili, atti alla crescita e allo sviluppo dei rapporti sociali, culturali e umani? Perché non puntare su due aree da riqualificare, quali Santa Barbara e il Pilastro, già inserite peraltro tra le nuove aree Peep, che insieme svilupperebbero 121.909 cubi?».
Ma le proposte che l’organismo vuole squadernare per l’ennesima volta sono quelle legate «al recupero dell’immenso patrimonio storico e a di tutto il patrimonio edilizio esistente; al potenziamento della propria vocazione termale (mai pienamente assecondata), unitamente alla valorizzazione del patrimonio archeologico, storico, naturalistico». Un obiettivo, quest’ultimo, da perseguire anche attraverso «l’istituzione di una facoltà di Architettura quale logico completamento di un polo culturale già consolidato che ha fatto del recupero e del restauro dei beni culturali la propria principale connotazione, rendendo in tal modo un’operazione culturale salutare anche per l’economia del territorio».


3 il Tempo: mercoledì 7 gennaio 2004

Contrario l’Ordine degli architetti: «Meglio la riqualificazione»


SULLA questione dell’immenente approvazione da parte del Consiglio Comunale di Viterbo del nuove zone PEEP che dovrebbe avvenire domani, l’Ordine degli Architetti della provincia di Viterbo ha inviato alla stampa un comunicato con il quale ribadisce la sua contrarietà alle scelte del Comune.
«Premesso che gli operatori - scrivono gli estensori del comunicato - ammessi a finanziamento nel Comune di Viterbo sono in totale 9 e che per soddisfare le esigenze di detti operatori potrebbero essere sufficienti 80.000 mc, risulta difficile comprendere le ragioni per le quali si debbano approvare con la massima urgenza Piani di Zona per un totale di 642.915 mc ampiamente eccedenti il fabbisogno abitativo richiesto».
La questione appare, secondo l’ordine degli Architetti oltremodo incomprensibile proprio perchè «si sta dando seguito - scrivono - alla redazione del nuovo P.R.G. della città».
Gli Architetti nella loro comunicato mettono in evidenza il criterio, indicato anche dalla Regione, «del massimo recupero e riuso del territorio urbanizzato e delle aree edificate esistenti, al fine di determinare il minimo ricorso all’urbanizzazione ed all’edificazione di nuove zone ed aree». Dopo aver sottolineato la carenza «di servizi ed infrastrutture di quelle zone della città già urbanizzate» quali «S. Barbara e Pilastro, già inserite, peraltro, tra le aree PEEP», evidenziano il mancato utilizzo «dell’occasione offerta dai finanziamenti regionali» puntando «su queste due aree da riqualificare» per renderle «più vivibili».

cronaca 2003

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